Sindrome Long Covid: durata, sintomi e reti di ricerca coinvolte

In breve

  • Circa il 50% delle persone guarite riferisce bisogno di assistenza sanitaria settimane o mesi dopo la negativizzazione.
  • La stanchezza, la perdita di gusto e olfatto e la "nebbia mentale" sono i sintomi più riportati.
  • Il Network Lombardia Long COVID coordina otto partner tra ospedali e università per raccogliere e analizzare dati.

La maggior parte delle persone che ha contratto il Covid-19 recupera completamente entro due mesi, ma il materiale dell’Istituto Mario Negri segnala che circa 50% delle persone guarite necessita di assistenza sanitaria anche settimane o mesi dopo la negativizzazione.

La condizione nota come Sindrome Post Covid-19, o Long Covid, indica l’insieme dei disturbi che persistono dopo l’infezione e pu compromettere il ritorno a una vita normale.

Studio su oltre 4.000 pazienti

Un lavoro pubblicato su Nature Medicine, citato dalla fonte, ha analizzato più di 4.000 pazienti guariti dall’infezione da SARS-CoV-2.

Dal testo fornito si ricava solo il numero di soggetti analizzati nello studio; il documento citato non riporta nel materiale ricevuto i risultati numerici specifici di quel lavoro oltre al conteggio dei pazienti.

La fonte precisa che ad agosto 2020 la prevalenza stimata di Long Covid era circa il 10%, mentre stime più recenti nel materiale indicano che la quota si è attestata intorno al 50%, ossia una persona su due sperimenta manifestazioni prolungate nell’arco di settimane o mesi.

Sintomi comuni e meccanismi ipotizzati

I sintomi del Long Covid possono interessare diversi organi; la fonte elenca la stanchezza come il sintomo più diffuso, seguita dalla perdita del gusto e dell’olfatto e dalla cosiddetta “nebbia mentale”, con problemi di memoria e concentrazione.

La nebbia mentale nel testo è collegata ai termini scientifici “encefalomielite mialgica” e “sindrome da stanchezza cronica”, condizioni che in molti casi si manifestano dopo un’infezione, pur senza meccanismi completamente chiariti.

La fonte riporta due ipotesi da uno studio pubblicato su Nature a novembre 2021: la persistenza di particelle virali in diversi tessuti oppure una forte risposta immunitaria che danneggia i tessuti; la vaccinazione potrebbe ridurre la probabilità di questi scenari, ma sono necessarie ulteriori evidenze.

Diagnosi, trattamento e fattori di rischio

Secondo il materiale, se dopo due mesi dalla negativizzazione alcuni sintomi persistono, è consigliato rivolgersi al medico di medicina generale per valutare la possibilità di Long Covid.

Il medico di base potrà prescrivere esami specifici per controllare lo stato psicologico e il funzionamento di organi come cuore e polmoni, come indicato nel testo.

La fonte indica come fattori di rischio l’appartenenza al genere femminile, con prevalenza nelle donne tra i 40 e 60 anni, l’età avanzata e il sovrappeso; sono segnalati anche alcuni casi in età pediatrica senza differenze tra bambini e bambine.

Le terapie e i percorsi di cura vengono menzionati nel documento come possibili opzioni ma non sono elencati dettagli terapeutici completi nel materiale fornito.

Indicazioni sulla vaccinazione e prove disponibili

La Circolare del Ministero della Salute di marzo 2021, riportata nella fonte, stabilisce che le persone con pregressa infezione da SARS-CoV-2 possono ricevere una dose unica di vaccino a partire da almeno 3 mesi dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi.

Nel materiale si cita uno studio di un gruppo inglese che sostiene che un ciclo vaccinale completo, ossia due dosi, riduce il rischio di Long Covid tra coloro che hanno avuto una sintomatologia importante, ma la fonte sottolinea che sono necessarie ulteriori evidenze a supporto di questi dati.

Il Network Lombardia Long COVID (LLC)

Il Network Lombardia Long COVID, finanziato dal bando “Networking, ricerca e formazione sulla Sindrome Post-Covid” di Fondazione Cariplo, ha l’obiettivo di raccogliere dati da ospedali, reti di medici di base e database amministrativi per convogliarli in una piattaforma web.

La piattaforma, descritta nella fonte, sarà usata per analizzare e interpretare i dati da un panel di clinici esperti, valutare la rilevanza e l’impatto dei problemi e, successivamente, elaborare strategie di diagnosi e gestione.

Il Consorzio LLC-Network è coordinato dall’Unità di Malattie Infettive della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e comprende otto partner: Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS (Dipartimento di Politiche per la Salute), Politecnico di Milano (Dipartimenti DEIB e DIG), Università degli Studi di Milano (Centro MACH), Fondazione Onda ETS, ASST Santi Paolo e Carlo (Unità di Malattie Infettive), ASST Spedali Civili di Brescia e ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda.

Gli avanzamenti del progetto verranno comunicati attraverso i social media, la newsletter e i podcast pubblicati da Fondazione Onda; la collaborazione include anche Alessandro Nobili del Laboratorio di Valutazione della Qualità delle Cure e dei Servizi per l’Anziano, Dipartimento di Neuroscienze.

La fonte segnala infine servizi informativi collegati all’Istituto Mario Negri, tra cui Intercheck web e servizi rivolti a madri in gravidanza e allattamento, medici e operatori sanitari su piani terapeutici, malattie renali e uso corretto dei farmaci nell’anziano.

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