In breve
- La consensus internazionale ha documentato la presenza di DNA di HPV nel fumo chirurgico prodotto da laser e strumenti elettrochirurgici.
- Le mascherine chirurgiche a tre strati non sono ritenute sufficienti; si raccomanda l’uso di dispositivi filtranti ad alta capacità e adattati al volto.
- Priorità di ricerca: quantificare materiale virale per tipo di laser, misurare incidenza di nuove infezioni e valutare l’effetto protettivo della vaccinazione.
Fumo chirurgico e DNA di HPV sono al centro di una consensus internazionale che valuta il rischio per chirurghi, anestesisti e infermieri durante procedure con laser o strumenti elettrochirurgici.
Il documento riporta che il fumo prodotto durante il trattamento di lesioni associate al papillomavirus umano pu disperdere particelle molto piccole, sostanze chimiche e materiale biologico nell’ambiente operatorio.
Consensus su fumo chirurgico pubblicata su European Archives
La questione è stata trattata sulla rivista European Archives of Oto-Rhino-Laryngology tramite un’iniziativa coordinata dalla European Laryngological Society e dalla Union of European Phoniatricians. Il gruppo di ricerca ha coinvolto 26 specialisti provenienti da 20 Paesi chiamati a formulare indicazioni su percezione del rischio, dispositivi di protezione, evacuazione del fumo, ventilazione e vaccinazione anti-HPV. Nello studio è stata documentata la presenza di materiale virale, specificamente DNA di HPV, nel fumo chirurgico; tuttavia gli autori rilevano che la capacità infettante delle particelle e la frequenza reale di trasmissione agli operatori non sono ancora chiarite.
Raccomandazioni su mascherine e vaccinazione anti-HPV
Il documento afferma che le comuni mascherine chirurgiche a tre strati non offrono protezione adeguata contro le particelle più fini presenti nel fumo chirurgico. Gli esperti raccomandano l’impiego di dispositivi ad alta capacità filtrante e correttamente adattati al volto, pur senza raggiungere un consenso sull’uso sistematico delle maschere FFP3. Il gruppo ritiene che la vaccinazione contro l’HPV debba essere offerta agli operatori potenzialmente esposti; la formulazione scelta non prevede un obbligo ma riconosce la vaccinazione come una misura preventiva sicura e potenzialmente vantaggiosa.
Priorità: misurare DNA HPV e incidenza tra operatori
Non è stato raggiunto un accordo su protezione degli occhi e sui requisiti precisi dei sistemi di aspirazione e ventilazione, fattore attribuito alla scarsità di studi di alta qualità e alle differenze tra strutture, tecnologie e normative nazionali. Il documento indica priorità di ricerca: misurare la quantità di materiale virale prodotto dai diversi tipi di laser, verificare l’incidenza di nuove infezioni negli operatori esposti e comprendere il possibile ruolo protettivo della vaccinazione. Gli autori segnalano anche l’insufficienza degli attuali programmi di formazione dedicati a questo rischio e auspicano misure di protezione, formazione e regolamentazione più uniformi.
Nel commento riportato dal documento, Alberto M. Saibene, docente di Otorinolaringoiatria del Dipartimento di Scienze della Salute e membro del gruppo di coordinamento, sottolinea: Questa consensus non vuole creare allarme, ma affrontare in modo trasparente una zona grigia della sicurezza professionale. Sappiamo che il fumo chirurgico pu contenere DNA di HPV, mentre non conosciamo ancora con precisione il rischio reale di infezione per chi opera. Il consenso internazionale fornisce una direzione condivisa e ragionevole su come proteggere gli operatori, ben evidenziando dove vi siano ancora aree di incertezza.
In ambito otorinolaringoiatrico il problema riguarda in particolare il trattamento della papillomatosi respiratoria ricorrente, malattia benignamente caratterizzata da papillomi recidivanti soprattutto a livello laringeo; alcuni pazienti necessitano di numerosi interventi nel corso della vita, spesso eseguiti mediante laser, con esposizione ripetuta del personale sanitario al fumo prodotto.
Per contatti e informazioni sul gruppo di studio, il documento riporta l’affiliazione e i recapiti di Alberto Maria Saibene, Dipartimento di Scienze della Salute, con indirizzi email ALBERTO. SAIBENE@UNIMI. IT e alberto. saibene@gmail. com e numero telefonico 0281844249.