In breve
- Il 27 febbraio Greenpeace è stata condannata a pagare 345 milioni di dollari a Energy Transfer.
- Il ricorso chiede un nuovo processo per presunti pregiudizi in sette giurati su nove nella contea di Morton.
- Greenpeace denuncia assegnazione del 100% dei danni a una sola organizzazione e inclusioni di prove inammissibili.
Greenpeace International e Greenpeace negli Stati Uniti hanno presentato un ricorso per un nuovo processo presso il Tribunale distrettuale del North Dakota dopo la sentenza del 27 febbraio che le aveva condannate a pagare 345 milioni di dollari a Energy Transfer.
La richiesta solleva contestazioni procedurali e di parzialità, e chiede che la corte rimedi ai presunti torti commessi durante il processo iniziale, fino ad oggi documentati nel ricorso e nelle memorie allegate.
Sentenza da 345 milioni di dollari del 27 febbraio
Il verdetto del 27 febbraio ha imposto a Greenpeace il pagamento di 345 milioni di dollari a favore di Energy Transfer, secondo quanto riportato nel testo del ricorso. Greenpeace definisce la sentenza “assurda e viziata” e afferma che la causa rappresenta “un evidente tentativo di scoraggiare le proteste” e di limitare la libertà di espressione. Il ricorso sostiene che la causa di Energy Transfer mirava a “cancellare la leadership indigena del movimento di Standing Rock” e a “punire la solidarietà verso la resistenza pacifica al Dakota Access Pipeline”.
Kristin Casper, responsabile dell’ufficio legale di Greenpeace International, è citata nel ricorso con la dichiarazione: “La nostra richiesta di un nuovo processo dovrebbe essere accolta per evitare uno dei più grandi errori giudiziari nella storia del Nord Dakota.” Casper afferma che Greenpeace chiede alla corte di porre rimedio ai torti commessi durante il processo e di garantire la tutela dei diritti e delle libertà promessi dalla Costituzione degli Stati Uniti.
Nel documento presentato alla corte Greenpeace sostiene che “non c’è dubbio che a Greenpeace sia stato negato un processo equo” e aggiunge che anche un riassunto degli errori e delle ingiustizie supera le “100 pagine”. Il ricorso indica la volontà di Greenpeace di proseguire le azioni legali finché non sarà “fatta giustizia” e finché le società petrolifere non potranno più “abusare del sistema legale nel Nord Dakota o altrove”.
Irregolarità: sette giurati su nove nella contea di Morton
Greenpeace ha documentato nel ricorso numerose irregolarità procedurali, tra le quali la mancanza di un processo equo e imparziale nella contea di Morton. Il testo del ricorso afferma che nella giuria vi erano “chiari pregiudizi in sette giurati su nove”, collegati a legami con l’industria dei combustibili fossili e a esperienze pregresse con le proteste di Standing Rock.
Il ricorso segnala che molti giurati avrebbero espresso “preesistenti opinioni negative” nei confronti degli imputati di Greenpeace, elementi che, secondo l’organizzazione, avrebbero compromesso l’imparzialità della corte. Greenpeace denuncia inoltre che la giuria non ha ascoltato prove pertinenti e ammissibili favorevoli alla difesa, e che il verdetto è stato “contrario al peso delle prove” per ciascuno dei capi d’accusa.
Un altro punto centrale del ricorso riguarda l’assegnazione dei danni: Greenpeace sostiene che il giudice abbia assegnato a Greenpeace il 100% dei danni richiesti da Energy Transfer per proteste a cui parteciparono migliaia di individui e centinaia di organizzazioni. Secondo il ricorso, la legge del North Dakota prevedeva chiaramente che i danni fossero ripartiti tra tutti coloro che avevano contribuito ai presunti danni, ma tale principio non sarebbe stato applicato.
Greenpeace afferma inoltre che il verdetto è stato viziato dall’inclusione di informazioni “errate, incomplete, inammissibili e pregiudizievoli”. Il ricorso riporta che queste informazioni hanno influenzato negativamente il verdetto e che le obiezioni della difesa a tali elementi non sarebbero state adeguatamente considerate dal tribunale. Il documento citato è disponibile per consultazione, indicato nel testo come “Il ricorso è consultabile qui.”