La più ampia rottura sulla Faglia Est-Anatolica non fu solo trascorrente ma si propagò in senso bidirezionale e si estese per circa 300 km dalla costa

In breve

  • Il terremoto del 6 febbraio 2023 fu di magnitudo 7.8 con epicentro circa 95 km dalla costa e rottura di circa 300 km.
  • Il CAT-INGV emise un'allerta rossa per tutto il Mediterraneo secondo la Matrice Decisionale e la Direttiva SiAM 2017, con primo messaggio otto minuti dopo il sisma.
  • Dal 2025 due boe d'alto mare nel Mar Ionio e il metodo PTF migliorano la previsione probabilistica e la sorveglianza tsunami.

Il 6 febbraio 2023 un terremoto di magnitudo 7.8 colp il sudest della Turchia lungo la Faglia Est-Anatolica, con epicentro a circa 95 km dalla costa.

La rottura sulla faglia si estese per circa 300 km e si propag in senso bidirezionale con movimento prevalentemente trascorrente ma con spostamenti verticali locali. Poche ore dopo l’evento il Centro Allerta Tsunami dell’INGV, in coordinamento con il KOERI turco, diram un messaggio di allerta rossa per l’intero bacino del Mediterraneo.

Matrice Decisionale del CAT e Direttiva SiAM 2017

Il CAT dell’INGV è uno degli Tsunami Service Provider del NEAMTWS, parte della Commissione Oceanografica dell’UNESCO, e monitora i terremoti H24 per l’intero bacino del Mediterraneo. La Matrice Decisionale adottata dal CAT e approvata nella Direttiva SiAM 2017 definisce i livelli di allerta: per terremoti con magnitudo superiore a 7.5 si emette un’allerta rossa (Watch) per tutto il Mediterraneo, mentre terremoti di magnitudo inferiore prevedono aree di allerta più ristrette.

La Matrice considera potenzialmente pericolosi anche i terremoti avvenuti fino a 100 km dalla costa, perché le aree di rottura possono estendersi su centinaia di chilometri quadrati. La procedura è volontariamente conservativa per minimizzare il rischio di mancati allarmi.

Per il terremoto del 6 febbraio 2023 la Matrice port alla diramazione dell’allerta rossa per tutto il bacino, inclusa l’Italia, in accordo con le soglie operative allora in uso.

Tempistica dei messaggi, registrazioni e fine allerta

Il primo messaggio del CAT fu inviato otto minuti dopo il terremoto, rispettando la Direttiva SiAM che stabilisce un tempo massimo di invio del messaggio iniziale di 14 minuti. Alle ore 02:17 italiane fu diffuso il primo avviso; circa un’ora dopo, alle 03:37 italiane, fu emesso un secondo messaggio di conferma, definito ongoing secondo la nomenclatura internazionale.

I mareografi operativi più vicini all’epicentro erano quelli di Iskenderun e Erdemli, entrambi nella Turchia sud-orientale; entrambi i sensori rilevarono oscillazioni anomale del mare, compatibili con un tsunami di piccola entità, come mostrano i grafici pubblicati dall’Intergovernmental Oceanographic Commission.

In Italia i primi punti di osservazione disponibili appartenenti alla Rete Mareografica Nazionale dell’ISPRA erano Crotone, con tempo di arrivo stimato alle 06:32 ora italiana, e Catania, con arrivo stimato alle 06:39. In assenza di anomalie osservate in questi e in altri mareografi, alle 07:02 ora italiana il CAT diram il messaggio di fine allerta.

Alla ricezione del messaggio iniziale il Dipartimento della Protezione Civile attiv automaticamente la catena istituzionale verso Regioni, Province, Comuni, Vigili del Fuoco e altri destinatari; alcune amministrazioni applicarono procedure cautelari come la chiusura di scuole e il blocco di treni in Puglia, Calabria e Sicilia, mentre in altri casi l’allerta fu ignorata o mantenuta oltre la fine ufficiale.

Registrazione tsunami, cause ipotizzate e valutazione sulla “falsa allerta”

Il terremoto, sebbene avvenuto a quasi 100 km dalla costa e con meccanismo prevalente trascorrente, gener onde rilevate dai mareografi turchi: la dinamica potrebbe includere una frana sottomarina, ma tale spiegazione non è ancora del tutto chiarita. Pertanto non si pu parlare semplicemente di una “falsa allerta”.

Negli immediati minuti successivi a un forte terremoto non sono disponibili informazioni complete sulla faglia coinvolta; le decisioni devono basarsi sui dati iniziali di posizione, profondità e magnitudo, con approccio prudente per garantire tempestività nella segnalazione.

Probabilistic Tsunami Forecasting, validazione e ingresso in operatività

Il CAT aveva già sviluppato un nuovo metodo chiamato Probabilistic Tsunami Forecasting (PTF), che stima probabilisticamente la probabilità che un terremoto interessi determinate faglie note o presunte, usando posizione, profondità, magnitudo e conoscenze geologiche pregresse. Le simulazioni ex post del PTF per il terremoto del 2023 hanno mostrato che il metodo avrebbe previsto correttamente che soltanto le aree prossime all’epicentro avrebbero avuto livelli di preallarme elevati, mentre il resto del bacino sarebbe rimasto in livello di informazione.

Nei tre anni successivi sono proseguiti i test e le revisioni interne all’INGV, coinvolgendo il CdA, il Consiglio Scientifico, un panel di esperti internazionali, il DPC e il NEAMTWS, oltre alla Commissione Grandi Rischi, Sezione Maremoti. Il ruolo del DPC è stato definire le soglie di probabilità per bilanciare falsi allarmi e mancati allarmi.

Secondo la fonte, nelle ultime settimane prima della pubblicazione del testo sono stati affrontati gli aspetti tecnici ancora aperti e il metodo PTF entrerà a breve in operatività, sostituendo la Matrice Decisionale.

Boe di monitoraggio INGV installate nel Mar Ionio nel 2025

Nel 2025 l’INGV ha posizionato due boe di monitoraggio d’alto mare nel Mar Ionio, le prime boe d’alto mare installate nel Mar Mediterraneo per la sorveglianza tsunami. Le boe consentono di caratterizzare eventuali onde di tsunami in anticipo, prima che raggiungano le coste italiane e prima della rilevazione da parte dei mareografi portuali.

L’installazione delle boe ha colmato una precedente carenza di dati in mare aperto e ha reso più efficace il sistema di allerta per le coste italiane.

L’articolo è a cura di Alessandro Amato con il contributo di Lorenzo Cugliari e Silvia Filosa, CAT-INGV e di INGVterremoti, distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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