No, la rianimazione non è solo un reparto ospedaliero di passaggio: la terapia intensiva in Italia è l’unità dove si ricoverano pazienti gravi e complessi per stabilizzarli

In breve

  • In Italia sono presenti oltre 7.500 posti letto di Terapia Intensiva con un rapporto infermiere-paziente di 1:2 e mortalità del 25,4%.
  • Il GiViTI, coordinato dall’Istituto Mario Negri IRCCS, coinvolge circa 200 reparti e utilizza il software Prosafe per la raccolta dati gratuita.
  • MargheritaTre è una cartella clinica elettronica installata in più di 70 reparti e permette la creazione di un database anonimizzato per la ricerca.

La Terapia intensiva o unità di terapia intensiva è il reparto ospedaliero dove vengono ricoverati i pazienti gravi e complessi, comunemente chiamato rianimazione. In Italia i posti letto di Terapia Intensiva sono presenti nella quasi totalità degli ospedali per acuti e servono a stabilizzare pazienti in pericolo di vita per poi trasferirli in reparti con livelli di assistenza meno intensivi. Il monitoraggio è garantito 24 ore su 24 da medici e infermieri qualificati, anche mediante tecnologie sofisticate, con l’obiettivo di intervenire rapidamente quando necessario.

La recente emergenza da SARS-CoV-2 ha evidenziato i limiti e i punti di forza delle Terapie Intensive: la pandemia ha richiesto una disponibilità elevata di posti letto e l’uso estensivo di ventilatori meccanici per insufficienze respiratorie, mettendo sotto pressione strutture con personale e risorse ridotte. Per contenere la spesa del Servizio Sanitario e migliorare l’efficienza, risulta fondamentale minimizzare gli sprechi e ottimizzare le risorse disponibili, anche tramite raccolta dati e valutazioni comparative.

Posti letto: più di 7.500 in Italia

In Italia sono presenti oltre 7.500 posti letto di Terapia Intensiva ripartiti tra unità generali e specializzate. Il rapporto infermiere-paziente nelle unità intensive è indicato come di un infermiere ogni due pazienti, con almeno un medico sempre presente, garantendo assistenza continua. La mortalità fra i pazienti ricoverati in Terapia Intensiva è riportata intorno al 25,4%. I ricoveri dipendono dalla patologia, dalle condizioni generali e dalle comorbilità, e la durata pu variare ampiamente da caso a caso.

Le Terapie Intensive utilizzano monitor per i parametri vitali che generano allarmi per valori critici e strumenti di supporto delle funzioni vitali, come ventilatori meccanici, macchine per emofiltrazione e pompe infusionali. Le strutture sono spesso organizzate in open-space o con pareti trasparenti per migliorare il monitoraggio e consentire interventi tempestivi. Procedure invasive riportate includono tracheostomie e posizionamento di cateteri venosi o arteriosi.

I pazienti possono trovarsi in stato di incoscienza o sedazione nelle fasi iniziali, e la comunicazione pu diventare complessa per la presenza di macchinari; si utilizzano quindi scrittura o strumenti specifici per facilitare il dialogo con il personale e i familiari. L’assistenza richiede competenze cliniche specialistiche e, insieme, empatia e umanità da parte di medici e infermieri.

GiViTI del Mario Negri: 200 reparti e Prosafe

Il Laboratorio di Clinical Data Science dell’Istituto Mario Negri IRCCS, con sede a Villa Camozzi a Ranica, Bergamo, coordina il GiViTI, il Gruppo Italiano per la Valutazione degli Interventi in Terapia Intensiva. Il GiViTI è nato nel 1991 e si è costituito in Associazione nel settembre 2021, coinvolgendo circa 200 reparti di Terapia Intensiva in Italia. Il gruppo promuove progetti di ricerca indipendenti volti a valutare e migliorare la qualità dell’assistenza nelle TI aderenti.

Il software di raccolta dati Prosafe è offerto gratuitamente alle unità che aderiscono e consente la raccolta di dati clinici e organizzativi, il monitoraggio delle popolazioni di pazienti e l’analisi delle performance delle unità. I dati permettono studi su temi clinici rilevanti, tra cui la sorveglianza delle infezioni e la problematica dei batteri resistenti agli antibiotici.

Tra i progetti vi è uno dedicato ai cambiamenti nella pratica clinica sull’uso degli antibiotici in Terapia Intensiva durante la pandemia di SARS-CoV-2, che ha analizzato fattori psicosociali, culturali, professionali e organizzativi che hanno influenzato la gestione delle infezioni. I ricercatori del Mario Negri analizzano i dati per ottimizzare le risorse e migliorare la qualità dell’assistenza, producendo report nazionali e personalizzati per ogni struttura partecipante.

Il GiViTI ha avviato collaborazioni con la Regione Toscana e la Regione Piemonte per programmi di miglioramento della qualità e dell’organizzazione dei reparti. Inoltre ha sviluppato MargheritaTre, una cartella clinica elettronica condivisa progettata da medici e infermieri; ad oggi più di 70 reparti hanno installato la cartella, che crea un database anonimizzato per la ricerca valutativa.

Tra i nomi citati del gruppo figurano Alice Lavetti, del Dipartimento di Ricerca Epidemiologia Medica e del Laboratorio Clinical Data Science; Stefano Finazzi, del Dipartimento di Epidemiologia Medica; e Mario Tavola, medico chirurgo specializzato in anestesia e rianimazione. L’Istituto Mario Negri promuove inoltre servizi informativi come Intercheck web e altri servizi rivolti a medici, operatori sanitari e cittadini su farmaci, terapia in gravidanza e malattie renali, indicati per la corretta prescrizione e informazione.

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