In breve
- Nove pazienti Covid-19 sono stati trattati a domicilio con colchicina nel marzo del periodo pandemico, con risultati pubblicati su Clinical Immunology.
- Tutti i 9 pazienti si sono sfebbrati entro 72 ore e in un solo caso si è reso necessario il ricovero per ossigeno a basso flusso.
- La colchicina blocca l'attivazione dell'inflammasoma e potrebbe ridurre la transizione verso polmonite iper-infiammatoria, ma servono studi più ampi.
Nel mese di marzo i medici dell’IRCCS Ospedale San Raffaele hanno trattato a domicilio 9 pazienti positivi al SARS-CoV-2 con colchicina, mostrando sicurezza ed efficacia nella prima fase della malattia.
Lo studio, condotto dall’immunologo Emanuel Della Torre dell’Università Vita-Salute San Raffaele e coordinato dal primario Moreno Tresoldi, mira a intercettare la risposta infiammatoria precoce per ridurre il rischio di insufficienza respiratoria e l’afflusso di casi critici negli ospedali.
Studio pubblicato su Clinical Immunology
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Clinical Immunology, e descrive per la prima volta l’impiego domiciliare della colchicina in pazienti Covid-19 con segni di evoluzione iper-infiammatoria.
Il coordinatore dello studio, Moreno Tresoldi, ha spiegato che il trattamento è stato somministrato durante la piena pandemia, nel mese di marzo.
Il primo nome della ricerca, Emanuel Della Torre, dettaglia protocolli, tempistiche e risultati osservati nei 9 pazienti domiciliari.
Trattamento domiciliare con colchicina in 9 pazienti
I pazienti hanno ricevuto colchicina con una dose di carico seguita da una dose di mantenimento dopo almeno cinque giorni di febbre superiore a 38°C.
Tutti i 9 pazienti trattati a domicilio si sono sfebbrati entro 72 ore e hanno mostrato risoluzione della tosse; in un solo caso è stato necessario il ricovero per supporto con ossigeno a basso flusso.
Gli autori sottolineano che la tempestività della somministrazione è cruciale: circa il 30% dei casi può evolvere, dopo fase prodromica, verso febbre elevata, tosse e affaticamento respiratorio con rapida progressione verso insufficienza respiratoria.
Meccanismo d’azione della colchicina sull’inflammasoma
La colchicina è una molecola estratta dalle piante del genere Colchicum e viene impiegata nella gotta, nelle pericarditi croniche e nella febbre mediterranea familiare.
Secondo Emanuel Della Torre, i meccanismi che conducono dalla fase pauci-sintomatica alla polmonite iper-infiammatoria risiedono nell’attivazione dell’inflammasoma, complesso proteico che porta al rilascio di citochine responsabili di febbre e danno d’organo.
La colchicina agisce bloccando l’attivazione dell’inflammasoma, impedendo l’accumulo eccessivo di cellule infiammatorie nei tessuti e, secondo alcuni studi citati, potrebbe ostacolare l’ingresso del virus nelle cellule.
Implicazioni terapeutiche e politiche sanitarie
I ricercatori rilevano che, pur promettenti, i risultati devono essere confermati da studi di dimensione maggiore per validare efficacia e sicurezza su scala più ampia.
Gli autori osservano che la colchicina è un farmaco diffuso a livello mondiale, somministrabile per via orale e a basso costo, e perciò immediatamente disponibile come possibile opzione terapeutica per il trattamento precoce di Covid-19.
Moreno Tresoldi afferma che agire tempestivamente sul territorio può intercettare la risposta infiammatoria scatenata da SARS-CoV-2, evitare la progressione verso insufficienza respiratoria dei casi a rischio e ridurre l’affluenza di pazienti critici negli ospedali e nelle terapie intensive.
Il dottor Emanuel Della Torre risulta vincitore di un finanziamento della Fondazione Cariplo per studi sulla Malattia IgG4-correlata, informazione citata nella comunicazione della ricerca.