Greenpeace Belgio blocca il terminal GNL di Zeebrugge per protestare contro il gas russo e statunitense

In breve

  • Oltre 70 attivisti di Greenpeace Belgio, provenienti da 17 Paesi, hanno bloccato il terminal GNL di Zeebrugge.
  • Il report "La trappola del GNL" stima 40 miliardi di dollari di ricavi per Yamal LNG fra 2022 e 2024 e 9,5 miliardi di dollari di imposte pagate allo Stato russo.
  • Dal 2022 a giugno 2025 Francia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi hanno speso 34,3 miliardi di euro per GNL russo, più dei 21,2 miliardi di euro di aiuti bilaterali all'Ucraina.

Oltre 70 attivisti di Greenpeace Belgio, provenienti da 17 Paesi, stanno bloccando il terminal GNL di Zeebrugge in Belgio per protestare contro le importazioni europee di gas dalla Russia e dagli Stati Uniti.

All’ingresso del terminal è stata collocata una grande struttura gonfiabile raffigurante Vladimir Putin e Donald Trump su una nave cisterna per il trasporto di gas; altri attivisti in kayak hanno bloccato l’accesso all’infrastruttura e la barca a vela Witness ha esposto lo striscione “They love gas, you pay the price. Stop Fossil Gas”.

Terminal GNL di Zeebrugge bloccato da oltre 70 attivisti

Il terminal di Zeebrugge è indicato come il principale punto di ingresso del GNL russo in Europa, secondo la protesta organizzata da Greenpeace Belgio. La presenza di attivisti in kayak e di una struttura gonfiabile ha mirato a impedire fisicamente l’accesso all’infrastruttura portuale. La nave a vela Witness ha partecipato alla spedizione europea #StopFossilGas esponendo lo striscione con lo slogan contro il gas fossile.

Federico Spadini della campagna clima di Greenpeace Italia ha dichiarato che le importazioni europee di gas russo finanziano la guerra in Ucraina e mettono a repentaglio la pace e la sicurezza in Europa. Spadini ha aggiunto che sostituire il gas russo con quello statunitense non risolve il problema, perché mantiene la dipendenza dai Paesi produttori di combustibili fossili e perpetua conflitti e crisi climatica. Greenpeace chiede al governo italiano e agli altri governi europei di liberarsi dalla dipendenza dalle fonti fossili, accelerare le energie rinnovabili e bloccare nuovi progetti fossili.

Report “La trappola del GNL”: guadagni e imposte della Yamal LNG

Greenpeace Belgio ha pubblicato il report intitolato “La trappola del GNL” per mostrare la connessione tra importazioni di gas e conflitti. Il report calcola che tra il 2022 e il 2024 la società russa Yamal LNG ha guadagnato circa 40 miliardi di dollari dalla vendita di gas alle compagnie fossili europee. Sempre secondo il report, Yamal LNG ha pagato circa 9,5 miliardi di dollari di imposte sugli utili allo Stato russo nello stesso periodo.

Il rapporto stima che con una somma simile la Russia potrebbe acquistare 271 mila droni d’attacco Shahed, tipologia indicata come ripetutamente usata da Putin per attaccare l’Ucraina. Il report calcola inoltre che, dal 2022 a giugno 2025, i quattro principali Paesi europei importatori di GNL russo – Francia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi – hanno speso 34,3 miliardi di euro per importazioni di GNL dalla Russia. Nello stesso periodo, sempre secondo il report, quegli stessi Paesi hanno fornito 21,2 miliardi di euro di aiuti bilaterali all’Ucraina.

La protesta in Belgio conclude la spedizione europea #StopFossilGas, realizzata quest’anno con le navi Arctic Sunrise e Witness in sette Paesi europei. In Italia la spedizione ha denunciato l’intesa energetica fra il governo Meloni e gli Stati Uniti, l’inutilità di investimenti in nuove infrastrutture fossili come il rigassificatore di Ravenna e l’import di GNL russo, citando due inchieste della trasmissione Presa Diretta di Rai3 trasmesse pochi giorni prima. Nei mesi scorsi Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere ai governi di abbandonare i combustibili fossili, vietare nuovi progetti fossili e liberare risorse per la transizione energetica.

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