In breve
- Greenpeace Europa centro-orientale ha classificato 15 capitali europee sulla dipendenza dal gas per il riscaldamento.
- Roma è al quattordicesimo posto, mancano un piano per il phase-out del gas e un piano termico territoriale completato.
- Greenpeace lancia la campagna Gas-Free Cities e chiede alle amministrazioni di fissare l’abbandono del gas entro il 2035.
Il nuovo report di Greenpeace Europa centro-orientale classifica 15 capitali europee sul percorso verso l’abbandono dei sistemi di riscaldamento a combustibili fossili. Lo studio segnala che la maggior parte delle capitali continua a dipendere dal gas fossile per il riscaldamento degli edifici, alla vigilia di una stagione invernale con probabili nuovi aumenti del prezzo dell’energia. Greenpeace colloca Roma al penultimo posto della graduatoria, indicando ritardi nella pianificazione e nella messa in opera di misure per il phase-out del gas.
Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia afferma che famiglie che pagano bollette sempre più care e prezzi dell’energia instabili a causa dei conflitti internazionali non sono un effetto indesiderato, ma sono la diretta conseguenza di un modello energetico basato sui combustibili fossili. Il report evidenzia che l’instabilità dei prezzi è legata al modello energetico e non è un fenomeno accidentale. Greenpeace chiede pertanto impegni chiari da parte di sindaci e governi per avviare la transizione.
Classifica Greenpeace CEE: 15 capitali analizzate
In cima alla classifica compaiono Stoccolma, Parigi e Vienna, giudicate meritevoli per pianificazione a lungo termine, investimenti nelle reti di riscaldamento e misure di protezione sociale. In fondo alla graduatoria si trovano Atene, Roma e Bucarest, che presentano ancora forte dipendenza dai carburanti fossili, pianificazione urbana incompleta e meccanismi di implementazione deboli. Il report sottolinea che, a livello generale, le città europee faticano a trasformare gli obiettivi climatici in programmi di azione coordinati, concreti e credibili.
Greenpeace segnala che, nonostante alcuni progressi verso l’elettrificazione, il gas rimane centrale per il riscaldamento in molte capitali. Il rapporto mette in evidenza la necessità di potenziare l’uso delle pompe di calore e del riscaldamento da fonti rinnovabili. Viene anche richiesto che i programmi di ristrutturazione impediscano l’installazione di nuove caldaie a combustibili fossili.
Roma al quattordicesimo posto: lacune e raccomandazioni
Roma è collocata al quattordicesimo posto su 15 città analizzate: secondo il report l’elettrificazione sta prendendo piede, ma manca un piano strutturato per il phase-out del gas fossile. Il documento indica l’assenza di un piano termico territoriale completato come una lacuna significativa per la capitale. Greenpeace raccomanda il potenziamento delle pompe di calore, l’aumento del riscaldamento da fonti rinnovabili e programmi di ristrutturazione che eliminino nuove installazioni di caldaie a gas.
Per accelerare la transizione, Greenpeace ha lanciato la campagna Gas-Free Cities e invita i sindaci a sottoscrivere la Dichiarazione delle Città libere dal gas. Le prime città ad aderire sono state Chortkiv e Trostyanets in Ucraina e Vienna quale prima capitale europea a firmare la Dichiarazione. Greenpeace chiede inoltre che le politiche cittadine siano affiancate da decisioni nazionali e chiede ai governi europei di fissare l’abbandono del gas entro il 2035, investendo in rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica.
Il report integrale di Greenpeace CEE in inglese e la sintesi in italiano con la scheda su Roma sono disponibili QUI. Il sito della campagna “Gas-Free Cities” si pu visitare QUI.
