Greenpeace Italia: servono tasse strutturali su profitti delle fossili e della difesa

Composizione con bollette, penna e edifici aziendali sfocati

In breve

  • Il 3 aprile cinque ministri europei hanno chiesto una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle aziende energetiche.
  • Greenpeace Italia chiede una tassa strutturale su tutti i profitti delle imprese fossili e della difesa.
  • Greenpeace cita aumenti dell'8,1% in bolletta dal 1° aprile e profitti raddoppiati del settore militare 2021-2024.

3 aprile 2026 e Greenpeace Italia sono al centro del dibattito sulla tassazione degli extraprofitti legati alla guerra in Medio Oriente.

Greenpeace Italia ha definito la richiesta inviata il 3 aprile dai ministri dell’Economia di Italia, Germania, Austria, Spagna e Portogallo al commissario europeo per il clima come meglio tardi che mai, ma è ancora insufficiente. L’organizzazione sostiene che non bastano misure emergenziali, ma servono misure strutturali per tassare non solo gli extraprofitti, ma tutti i profitti delle imprese dei combustibili fossili e dell’industria della difesa.

Lettera del 3 aprile dei ministri dell’Economia

Nella lettera del 3 aprile, i ministri dell’Economia di Italia, Germania, Austria, Spagna e Portogallo hanno chiesto al commissario europeo per il clima l’introduzione di una tassa straordinaria sugli extraprofitti realizzati dalle aziende energetiche a seguito della guerra in Medio Oriente. I ministri hanno scritto che “coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte per alleviare il peso sulla collettività”. Greenpeace cita quella frase per sostenere che il principio andrebbe esteso anche all’industria bellica, non solo al settore energetico.

Proposte e interventi di Greenpeace Italia

Greenpeace Italia ricorda di aver promosso a novembre emendamenti alla legge di bilancio 2026, presentati in Parlamento da PD, M5S e AVS, per introdurre nel 2026 un contributo straordinario di solidarietà temporaneo a carico delle imprese del settore militare e fossile. L’obiettivo indicato era finanziare le fonti rinnovabili e la sanità pubblica, in considerazione della eccezionale redditività registrata negli ultimi anni dai due comparti. Secondo Greenpeace, il governo ha bocciato quella proposta e ora sta presentando richieste molto simili a livello europeo.

Simona Abbate, della campagna Clima ed energia di Greenpeace Italia, ha commentato che Serviva agire mesi fa, non inseguire l’emergenza. Oggi, forse, saremmo in una situazione migliore, con più investimenti nelle rinnovabili e meno dipendenza energetica dalle fonti fossili. Greenpeace inoltre sostiene che le imprese della difesa e dei combustibili fossili si sono arricchite grazie alle guerre e che devono contribuire al sostegno della collettività.

Il comunicato di Greenpeace collega la situazione attuale a una nuova fase di crisi economica e inflazione, che attribuisce alle scelte di diversi governi, tra cui quello italiano, che hanno legato l’economia ai combustibili fossili invece di investire nelle rinnovabili. Il testo del comunicato menziona espressamente la guerra illegale di Usa e Israele contro l’Iran come fattore che entra in questa dinamica.

Greenpeace segnala anche effetti concreti sulle famiglie italiane: dal 1 aprile, i clienti vulnerabili registrano un aumento dell’8,1% in bolletta. L’organizzazione cita inoltre dati sul settore militare italiano: tra il 2021 e il 2024 l’industria militare italiana ha raddoppiato i profitti e nel 2025 gli utili di Leonardo hanno segnato un nuovo record, secondo il comunicato. Per Greenpeace queste cifre giustificano l’estensione della tassazione a tutti i profitti dei settori fossile e della difesa.

Tag

Lascia un commento