In breve
- Il rapporto di Greenpeace, basato su 24 studi, trova rilascio di microplastiche e chimici riscaldando plastica in microonde.
- Uno studio segnala 326.000-534.000 particelle rilasciate dopo cinque minuti al microonde, fino a sette volte più del forno.
- Nel 2024 la produzione globale di piatti pronti ha raggiunto 71 milioni di tonnellate, con ruolo significativo degli imballaggi plastici.
Il nuovo rapporto di Greenpeace International Are We Cooked? The Hidden Health Risks of Plastic-Packaged Ready Meals rivela che riscaldare piatti pronti confezionati in plastiche pu rilasciare migliaia di particelle di microplastiche e nanoplastiche direttamente nel cibo. L’analisi, soggetta a peer-review, ha esaminato 24 studi scientifici recenti e conclude che prodotti pubblicizzati come “sicuri da riscaldare” possono esporre milioni di persone a contaminanti invisibili ogni giorno. Greenpeace riporta anche che la dicitura “adatto al microonde” pu dare una falsa rassicurazione ai consumatori.
Graham Forbes, responsabile della campagna globale sulla plastica di Greenpeace USA, afferma che i consumatori credono sia sicuro riscaldare un pasto confezionato nella plastica e che in realtà si venga esposti a un mix di microplastiche e sostanze chimiche pericolose. Forbes dichiara che i governi hanno permesso all’industria petrolchimica e della plastica di trasformare le cucine in laboratori di sperimentazione. Il rapporto chiede interventi governativi e un trattato ambizioso della Nazioni Unite per ridurre la produzione di plastica alla fonte.
326.000-534.000 particelle dopo cinque minuti
Uno degli studi analizzati ha rilevato che tra le 326.000 e le 534.000 particelle si disperdono nei simulanti alimentari dopo soli cinque minuti di riscaldamento al microonde. Lo stesso studio indica che il rilascio al microonde pu essere fino a sette volte superiore rispetto al riscaldamento in forno. Il rapporto segnala inoltre che il riscaldamento aumenta drasticamente la contaminazione chimica.
71 milioni di tonnellate di piatti pronti nel 2024
Secondo una ricerca citata da Greenpeace, nel 2024 la produzione globale di piatti pronti ha raggiunto un volume di 71 milioni di tonnellate, pari a una media di 12,6 kg pro capite. Un’analisi di mercato del portale Statista indica che il valore del segmento dei piatti pronti è di quasi 190 miliardi di dollari e che costi e ricavi pro capite sono destinati ad aumentare. Greenpeace riporta anche che, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, gli imballaggi rappresentano circa il 36% di tutta la plastica prodotta.
Il rapporto sottolinea che la produzione di plastica è destinata a più che raddoppiare entro il 2050 rispetto ai livelli attuali, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia. Greenpeace richiama inoltre l’attenzione sul fatto che i contenitori vecchi, graffiati o riutilizzati rilasciano quasi il doppio delle particelle rispetto agli imballaggi nuovi. Il documento confronta la crisi della plastica con precedenti ritardi normativi registrati per tabacco, amianto e piombo, citando negazionismo industriale e ritardi nelle risposte regolatorie.
Il rapporto osserva che oltre 4.200 sostanze chimiche pericolose sono utilizzate o presenti nelle plastiche e che la maggior parte non è regolamentata negli imballaggi alimentari. Tra le sostanze nominate figurano bisfenolo, ftalati, PFAS e metalli tossici come l’antimonio, collegati a cancro, infertilità, disfunzione ormonale e malattie metaboliche. Greenpeace riporta che almeno 1.396 sostanze chimiche presenti nelle plastiche a contatto con gli alimenti sono state rilevate nel corpo umano, con evidenze crescenti di associazioni a disturbi del neurosviluppo, malattie cardiovascolari, obesità e diabete di tipo 2.
Il rapporto rileva inoltre che in diversi studi campioni di plastica comune come polipropilene e polistirene hanno rilasciato additivi chimici in cibi o in simulanti alimentari durante il riscaldamento al microonde. Tra gli additivi rilevati figurano plastificanti e antiossidanti, secondo l’analisi. Greenpeace segnala l’assenza di linee guida normative globali adeguate sulle microplastiche rilasciate dagli imballaggi alimentari.
Greenpeace chiede ai governi che negoziano il Trattato globale sulla plastica dell’ONU di applicare il principio di precauzione e porre fine alla contaminazione incontrollata e non regolamentata. Il rapporto sostiene che il rischio di essere avvelenati mentre si mangia è evidente e che le promesse delle aziende non sono sufficienti. Graham Forbes invita gli Stati ad adottare un trattato che protegga la salute umana e riduca la produzione di plastica alla fonte.