In breve
- Greenpeace pubblica il report 'Corsa all’oro rosso' che denuncia mancanze normative e di controllo.
- ICCAT registra 13 impianti italiani, 4 con 7.525 tonnellate dichiarate, pari all’80% del tonno allevato in Italia.
- A fine 2024 è stata autorizzata a Battipaglia la società Tuna Sud, senza valutazione d’impatto ambientale.
Il report dell’Unità Investigativa di Greenpeace Italia, intitolato Corsa all’oro rosso, documenta la crescita del business dell’ingrasso del tonno rosso in Italia in un contesto di maggior disponibilità della specie nel Mediterraneo e di finanziamenti europei alla pesca e all’acquacoltura.
Secondo il documento, l’espansione avviene in assenza di norme ambientali, regole sulla gestione degli impianti e criteri sul benessere animale, con rischi per gli habitat marini e per la popolazione di tonno rosso; Greenpeace segnala anche la mancanza di meccanismi di trasparenza e controllo nell’assegnazione dei finanziamenti europei, esponendo il settore al rischio di truffe e irregolarità.
Report Greenpeace ‘Corsa all’oro rosso’ denuncia mancanze
L’indagine cita il recupero della popolazione di tonno rosso grazie alle campagne ambientaliste e ai limiti internazionali, e riporta la preoccupazione che questi risultati possano essere vanificati senza regole chiare per la gestione della risorsa ittica.
Alessandro Giann di Greenpeace Italia afferma: Grazie alle campagne delle associazioni ambientaliste e ai limiti sulla pesca introdotti a livello internazionale, oggi la popolazione di tonno rosso è tornata ad essere a rischio minimo dopo aver sfiorato l’estinzione; Giann aggiunge che questi risultati rischiano di essere vanificati senza regole chiare per la gestione di questa preziosa risorsa ittica, che garantiscano trasparenza e sostenibilità. Il pericolo di un collasso della specie e di danni agli ecosistemi è dietro l’angolo.
Dati ICCAT: tredici impianti, 7525 tonnellate registrate
Nel database dell’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas, ICCAT, l’Italia risulta con tredici impianti attivi di ingrasso per il tonno rosso, ma solo per tre impianti sono riportate le coordinate di localizzazione.
Ancora, sempre nel database ICCAT, per sole sei strutture è annotata la capacità produttiva; i quattro impianti più capienti hanno una produzione dichiarata complessiva di 7.525 tonnellate, cifra che corrisponde all’80% del tonno allevato in Italia secondo i dati comunicati al medesimo organismo.
Greenpeace segnala che quei quattro impianti risultano indicati come di proprietà del Ministero dell’Agricoltura, ma il Ministero, contattato dall’organizzazione, ha dichiarato che tali impianti non risultano operativi; ci alimenta il sospetto che si tratti di impianti fantasma o di una prenotazione di capacità non ancora concretizzata.
Uso del database ICCAT come ‘sistema di prenotazione’ e interessi economici
Greenpeace riporta la valutazione che l’Italia stia utilizzando il database ICCAT non come strumento di monitoraggio della capacità produttiva, ma come un sistema di prenotazione per avallare future capacità di ingrasso, con la possibile finalità di attribuire tali capacità a impianti di nuova costruzione.
L’organizzazione scrive che un meccanismo del genere è ovviamente contrario alle finalità dell’ICCAT, e fa sospettare che il Ministero stia dando seguito a richieste da parte del mondo produttivo, evidenziando il ruolo di interessi economici nel dossier.
Tra gli attori citati, FedAgriPesca ha proposto una nuova rotta italiana del tonno rosso, e alla fine del 2024 è stata concessa un’autorizzazione per un nuovo impianto di ingrasso a Battipaglia, in provincia di Salerno, autorizzazione rilasciata a una società chiamata Tuna Sud.
Greenpeace sottolinea che Tuna Sud risulta priva di dipendenti e di fatturato, e che la concessione è avvenuta senza alcuna valutazione d’impatto ambientale, circostanza che per l’organizzazione aumenta il rischio di danni ambientali e di concentrazione dei benefici economici in poche aziende senza scrupoli.
Il report chiede l’adozione di regole chiare, trasparenti e condivise per la gestione degli impianti di ingrasso, per evitare che le misure di incentivo all’acquacoltura favoriscano pratiche che potrebbero riportare la popolazione di tonno rosso verso un nuovo collasso e creare danni agli ecosistemi marini.
