In breve
- La fermentazione è praticata da 8000 anni e migliora conservazione e profilo nutrizionale degli alimenti.
- Alimenti citati: yogurt, kefir, kimchi, crauti, miso, tempeh, kombucha e natto, con benefici specifici ogniuno.
- Uno studio clinico su 17 settimane ha mostrato aumento della diversità del microbioma e calo dei marker infiammatori nel gruppo che ha consumato fermentati.
La fermentazione accompagna l’uomo da 8000 anni e, secondo Humanitas San Pio X e la dottoressa Maria Bravo, è una tecnica che conserva gli alimenti e valorizza il loro profilo nutrizionale.
Durante il processo i microrganismi trasformano le componenti del cibo, migliorandone la stabilità e riducendo sostanze potenzialmente nocive; la fermentazione può anche aumentare la biodisponibilità di nutrienti come il calcio, rendendoli più utilizzabili dall’organismo.
8000 anni di fermentazione
La fermentazione nasce dall’esigenza di prolungare la conservazione di cibi deperibili, come latte e ortaggi, riducendo il rischio di contaminazioni e permettendo il consumo in sicurezza.
Alcuni alimenti fermentati contengono microrganismi vivi che, se presenti in quantità adeguate e resistenti alle condizioni digestive, possono esercitare effetti probiotici.
Anche in assenza di microrganismi definiti probiotici, i cibi fermentati possono influenzare positivamente il microbioma intestinale, contribuendo a modulare la risposta infiammatoria, il metabolismo e l’equilibrio del sistema immunitario.
Elenco di cibi fermentati nominati
Lo yogurt è derivato dalla fermentazione del latte e contiene lactobacilli che favoriscono la digestione del lattosio e contribuiscono alla salute intestinale.
Il kefir è una bevanda fermentata con una ricca varietà di microrganismi, indicata per rafforzare la biodiversità del microbioma e sostenere il sistema immunitario.
Il kimchi è una preparazione coreana a base di verdure e spezie fermentate, ricca di fibre, composti antiossidanti e batteri benefici.
I crauti o sauerkraut sono cavolo fermentato, fonte naturale di vitamina C e probiotici, utili per la digestione e il sostegno immunitario.
Il miso fornisce enzimi digestivi e composti bioattivi in grado di supportare il metabolismo.
Il tempeh è un prodotto fermentato della soia, ricco di proteine vegetali e isoflavoni, associati alla salute cardiovascolare.
La kombucha è una bevanda ottenuta dalla fermentazione del tè, con un profilo probiotico indicato per l’equilibrio intestinale.
Il natto è un piatto giapponese derivato dalla soia, ricco di vitamina K2, correlata alla salute ossea e cardiovascolare.
Risultati dopo 17 settimane
Una revisione di studi clinici citata nell’articolo include uno studio in cui i partecipanti sono stati divisi in due gruppi e seguiti per 17 settimane.
Un gruppo ha introdotto fino a sei porzioni giornaliere di alimenti fermentati, tra cui yogurt, kefir, verdure fermentate, kombucha e formaggi; l’altro gruppo ha aumentato l’assunzione di fibre attraverso cereali integrali, legumi, verdura e frutta.
Dopo 17 settimane, solo il gruppo che aveva incrementato i cibi fermentati ha mostrato un aumento della diversità del microbioma intestinale, parametro associato a maggiore stabilità e funzionalità dell’ecosistema intestinale.
Lo stesso gruppo ha evidenziato un incremento di ceppi batterici potenzialmente favorevoli, come Ruminococcaceae e Streptococcaceae, e una riduzione di Lachnospira, batteri legati alla risposta infiammatoria.
I partecipanti che hanno consumato più alimenti fermentati hanno mostrato anche un calo nei marker infiammatori sistemici.
Questi dati indicano che l’introduzione regolare di cibi fermentati, all’interno di un’alimentazione equilibrata, può supportare l’equilibrio intestinale, ridurre l’infiammazione e favorire un metabolismo più efficiente.
Per prenotare una visita l’articolo rimanda a Humanitas Salute.