No, la principale fonte antropica di metano non è quella che pensi: il rapporto di Greenpeace Nordic indica emissioni stimate da 29 grandi aziende carne e latticini

In breve

  • Greenpeace Nordic ha analizzato 29 grandi aziende del settore carne e latticini confrontandone le emissioni di metano con quelle dei combustibili fossili.
  • Nel 2022 Inalca, controllata di Cremonini, ha commercializzato quasi 480.000 tonnellate di carne producendo 0,32 megatonnellate di metano stimate.
  • Ridurre le emissioni del settore potrebbe raffreddare di 0,12°C il pianeta entro il 2050 e prevenire aumenti fino a 0,16°C già nel 2030.

Il rapporto di Greenpeace Nordic indica emissioni stimate di metano per 29 grandi aziende del settore carne e latticini, e mette in relazione questi valori con quelli delle principali società dei combustibili fossili.

Il testo ricorda che il metano è un gas serra 80 volte più potente della CO2 nell’arco di 20 anni dall’emissione e che gli allevamenti rappresentano oggi la più grande fonte antropica di metano.

Il rapporto sostiene che ridurre le emissioni da zootecnia industriale nei Paesi ricchi, accompagnato da una diminuzione dei consumi e da una transizione verso diete più vegetali, può avere un impatto significativo sul riscaldamento globale.

Rapporto Greenpeace Nordic su 29 aziende

Il documento analizzato prende in esame 29 tra le principali aziende del settore carne e latticini e confronta le loro emissioni di metano con quelle delle maggiori aziende di combustibili fossili.

Il rapporto sottolinea l’urgenza di politiche che riducano la sovrapproduzione e il consumo eccessivo di carne e latticini nei Paesi più ricchi.

La pubblicazione cita la dieta EAT-Lancet Planetary Health come riferimento per una transizione verso una dieta più a base vegetale.

Cremonini: 0,32 megatonnellate di metano nel 2022

Il rapporto include il gruppo italiano Cremonini, descritto come il più grande produttore di carne bovina in Italia e uno dei principali operatori in Europa.

Secondo l’analisi, la controllata Inalca del gruppo ha commercializzato quasi 480.000 tonnellate di carne nel 2022.

Le emissioni stimate attribuite a Cremonini per lo stesso anno ammontano a 0,32 megatonnellate di metano, e il rapporto segnala l’assenza di obiettivi specifici a medio termine per la riduzione di queste emissioni da parte del gruppo.

Il testo elenca anche marchi controllati da Cremonini: Montana, Manzotin, Fiorani e Montagna, e afferma che il gruppo rifornisce di carne bovina McDonald’s Italia.

Impatto sulle temperature globali e scenari numerici

Il rapporto riporta che una riduzione delle emissioni di metano dal settore carne e latticini potrebbe produrre un effetto di raffreddamento di 0,12°C entro il 2050.

Viene ricordato che evitare un aumento di 0,3°C ridurrebbe l’esposizione al caldo estremo per 410 milioni di persone.

Il documento avverte che, se non si interviene tempestivamente, l’espansione del settore carne e latticini potrebbe aggiungere 0,16°C alle temperature medie globali già entro il 2030, a causa della sola espansione del settore.

Proteste Greenpeace in vista della COP29

In vista della COP29, il rapporto evidenzia le azioni di protesta di Greenpeace davanti ad alcune delle più grandi aziende del settore carne e latticini, svolte per richiamare l’attenzione dei leader politici.

Gli attivisti hanno chiesto che la responsabilità di questi colossi nei confronti della crisi climatica non sia più ignorata e che si applichino misure analoghe a quelle richieste all’industria dei combustibili fossili.

Il testo conclude sottolineando la necessità che i governi intervengano con politiche mirate per favorire una transizione agroecologica giusta e sostenibile e invita alla riduzione della produzione industriale di carne e latticini insieme alla promozione di diete più sostenibili.

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