In breve
- Greenpeace Italia e Cgil stimano che 1,5 milioni di lavoratori siano a rischio tra il 25 e il 27 giugno.
- Le province più esposte sono Roma con 427.000 lavoratori, Milano con 347.000 e Napoli con 133.000.
- Greenpeace chiede l'uscita dal gas entro il 2035 e una tassazione permanente sui profitti fossili.
Greenpeace Italia segnala che 1,5 milioni di lavoratori e lavoratrici in Italia potrebbero essere a rischio nei prossimi tre giorni secondo un'analisi che combina le previsioni del progetto Worklimate con i dati ISTAT sull'occupazione.
L'analisi indica che il periodo critico è il triennio di giornate dal 25 al 27 giugno, durante il quale si prevede un rischio caldo classificato "alto" per molte categorie di lavoro. Greenpeace Italia e la Cgil attribuiscono gli impatti alla crisi climatica e richiamano responsabilità sia delle aziende dei combustibili fossili sia dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusato di sostenere un modello energetico basato su petrolio e gas.
Dati nazionali, 1,5 milioni a rischio 25-27 giugno
L'analisi previsionale stima che il caldo estremo espone complessivamente il 18% dei lavoratori e delle lavoratrici dei territori analizzati a possibili impatti diretti sulla salute fisica e mentale. Il giorno con la più alta stima di esposizione è il 27 giugno, quando soltanto quattro province non risultano classificate a rischio: Aosta, Campobasso, L'Aquila e Potenza.
Le province e le città metropolitane con il maggior numero di lavoratori potenzialmente a rischio sono Roma con 427.000 lavoratori (25% del totale della città metropolitana), Milano con 347.000 (14%) e Napoli con 133.000 (19%).
I settori maggiormente esposti sono l'edilizia con 603.000 lavoratori, i trasporti merci su strada, magazzinaggio, servizi di consegna e rider con 537.000 persone, e la manutenzione del verde e servizi per edifici con 292.000 addetti.
Rilevazioni termiche alla Stazione Termini e cantieri
Durante l'ondata di calore Greenpeace e Cgil hanno effettuato monitoraggi con una termocamera a infrarossi in alcuni luoghi di lavoro di Roma. Alla Stazione Termini, area molto frequentata dai rider, sono stati registrati picchi di temperatura superficiale superiori agli 80°C.
In due cantieri, uno nei pressi di Piazza Bologna e l'altro dell'Università La Sapienza, i monitoraggi hanno rilevato temperature superficiali con picchi tra i 60°C e i 100°C. Le misure riguardano temperature delle superfici, non la temperatura dell'aria o quella percepita, ma sono considerate allarmanti perché influenzano gli strati d'aria prossimi alla superficie e perché i lavoratori stanno spesso a contatto o in prossimità di superfici che irradiano calore.
Richieste di Greenpeace e Cgil al governo e alle industrie
Greenpeace Italia e la Cgil chiedono misure emergenziali per tutelare tutti i lavoratori e le lavoratrici, incluse le categorie non coperte dalle ordinanze regionali. Chiedono inoltre investimenti concreti nella transizione energetica e misure di prevenzione e adattamento, finanziati tassando le industrie dei combustibili fossili che ottengono profitti record.
Greenpeace chiede un piano di uscita dal gas entro il 2035 e l'introduzione di una tassazione permanente sui profitti delle industrie del gas e del petrolio, destinando le risorse alla protezione delle persone, all'adattamento climatico dei luoghi di lavoro e alla transizione energetica.
Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia, dichiara che il caldo estremo "non è più un evento eccezionale" e che le industrie fossili devono finanziare le misure necessarie per proteggere la popolazione dagli impatti che hanno contribuito a provocare. Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil, sottolinea che l'aumento di infortuni e morti nelle giornate calde conferma il rischio e valuta il recente decreto di rifinanziamento della cassa integrazione come un risultato parziale, tardivo e finanziato in modo insufficiente.
Marco Morabito, ricercatore del CNR-IBE e responsabile scientifico del progetto Worklimate con i referenti dell'INAIL, afferma che nei prossimi dieci anni il lavoro estivo in Italia subirà trasformazioni sempre più rilevanti e che l'esposizione progressiva al caldo è ormai una condizione strutturale.
Il materiale pubblicato segnala inoltre che il video con le riprese della termocamera e le dichiarazioni è scaricabile attraverso il collegamento indicato nella nota originale.
