In breve
- Ricercatori italiani hanno pubblicato su International Journal of Obesity l'ipotesi che il COVID-19 aumenti il rischio di embolie grassose nei soggetti obesi.
- Campioni polmonari di persone sovrappeso decedute per COVID-19 presentavano gocce lipidiche nel microcircolo, analoghe alla fat embolism da trauma.
- L'eparina ha effetti complessi: anticoagulante e stimolatrice di lipasi, con possibili benefici e rischi infiammatori negli obesi.
Oltre il 50% della popolazione europea e la Organizzazione Mondiale della Sanità sono citate nel rapporto sull’obesità come causa di più di 3 milioni di morti all’anno, dato che i ricercatori ricollegano alla gravità del COVID-19 nelle regioni con alta prevalenza di sovrappeso e obesità.
Il collegamento fra le due condizioni emerge da osservazioni microscopiche e da ipotesi patogenetiche sviluppate da gruppi di ricerca italiani, che propongono un meccanismo basato sulla presenza di residui lipidici nel microcircolo polmonare dei pazienti deceduti per SARS-CoV-2.
Ipotesi pubblicata su International Journal of Obesity
La proposta è firmata dal gruppo guidato da Saverio Cinti dell’Università Politecnica delle Marche, dai ricercatori guidati da Enzo Nisoli dell’Università degli Studi di Milano e dai ricercatori dell’Università degli Studi di Brescia; il lavoro è pubblicato su International Journal of Obesity, del gruppo Nature.
Gli autori collegano i loro decenni di studi sul tessuto adiposo dei soggetti obesi alle osservazioni al microscopio effettuate su campioni polmonari di persone sovrappeso decedute per COVID-19.
L’ipotesi si fonda sull’idea che l’infezione da SARS-CoV-2 aggravi l’infiammazione preesistente del tessuto adiposo e aumenti la fuoriuscita di gocce lipidiche nell’extracellulare, con conseguente rischio di embolie nel microcircolo.
Evidenze microscopiche di embolie grassose nei polmoni
I campioni polmonari esaminati presentavano evidenti embolie grassose, cioè costituite da gocce lipidiche, nel microcircolo polmonare dei soggetti sovrappeso recentemente deceduti per COVID-19.
Gli autori ricordano che la fat embolism è tipicamente riscontrabile dopo fratture ossee mltiple e pu interessare anche altri organi, provocando sintomi neurologici, cutanei o sistemici fino alla sindrome da embolia grassosa (FES).
Il gruppo ricorda uno studio del 2005 in cui dimostrarono che il tessuto adiposo dei soggetti obesi contiene molte cellule adipose morte e che il grasso in esse contenuto fuoriesce nella matrice extracellulare; i residui vengono smaltiti da cellule spazzino denominate macrofagi, che sono cellule infiammatorie e mantengono il tessuto in uno stato infiammatorio cronico, per la formulazione testuale riportata dal gruppo.
Alessandra Valerio dell’Università degli Studi di Brescia dichiara che gli adipociti esprimono sulla propria membrana cellulare il recettore ACE2 che favorisce l’entrata del virus SARS-CoV-2 e, per motivi ancora sconosciuti, tale recettore aumenta negli adipociti ipertrofici (giganti), tipici dei soggetti con obesità; secondo gli autori, l’infezione favorirebbe la morte di un numero maggiore di adipociti e quindi l’aumento della fuoriuscita di residui grassi.
Rischi terapeutici, menzione dell’eparina
I ricercatori rilevano che i quadri polmonari nei pazienti COVID-19 mostrano spesso lesioni bilaterali, analoghe a quelle causate dalle embolie grassose dopo fratture multiple, secondo il commento di Antonio Giordano e Laura Graciotti dell’Università Politecnica delle Marche.
Per le possibili implicazioni terapeutiche, Enzo Nisoli dell’Università Statale di Milano suggerisce estrema cautela nel trattare la polmonite da SARS-CoV-2, particolarmente nei soggetti con sovrappeso e obesità, formulazione riportata nel materiale originale.
Gli interventi comunemente adottati nella sindrome da embolismo grassoso includono ossigeno-terapia, eparina a basso peso molecolare, cortisonici e altri farmaci antiinfiammatori; i ricercatori osservano che tali interventi sono in parte sovrapponibili a quelli sperimentati nel COVID-19.
Per l’eparina gli autori riportano risultati contraddittori nella FES; il farmaco, oltre all’effetto anticoagulante che aumenta il rischio di emorragie, stimola la lipasi, enzima che favorisce il metabolismo dei grassi, e questo potrebbe sia favorire lo scioglimento delle gocce lipidiche sia liberare acidi grassi che aggraverebbero l’infiammazione.
Il gruppo conclude che il quadro è molto complesso e la nostra ipotesi merita di essere ulteriormente approfondita, frase attribuita a Saverio Cinti nel testo fornito, e indica la necessità di studi aggiuntivi per verificare la portata clinica e terapeutica dell’ipotesi.
Per contatti, il materiale originale riporta i riferimenti di Enzo Nisoli, Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale: ENZO. NISOLI@UNIMI. IT, telefono 0250317116 e 0250316956.