In breve
- Il 1 ottobre il Senato ha approvato una legge che riconosce l'obesità come malattia in Italia.
- La legge prevede inclusione nelle prestazioni dei LEA e interventi di prevenzione, cura e sensibilizzazione sociale.
- La World Obesity Federation definisce l'obesità cronica, progressiva e recidivante, e lo stigma ha ritardato il riconoscimento.
Dal 1 ottobre il Senato ha approvato definitivamente una legge che riconosce l’obesità come malattia. La norma rende l’Italia il primo Paese al mondo a dotare il riconoscimento di una cornice normativa completa. Per legge l’obesità è definita come una patologia progressiva e recidivante.
La legge prevede interventi su tre fronti: prevenzione, cura e sensibilizzazione sociale. Il testo stabilisce inoltre che in futuro le persone con obesità potranno accedere alle prestazioni contenute nei livelli essenziali di assistenza, i LEA, erogati dal Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo dichiarato è garantire equità e accesso alle cure.
Legge approvata il 1 ottobre dal Senato
Il voto definitivo in Senato è datato 1 ottobre, e segna l’approvazione della legge. Secondo quanto riporta la fonte, l’Italia diventa il primo Paese al mondo a riconoscere l’obesità come malattia con una normativa specifica. La legge istituisce una cornice normativa che comprende prevenzione, cura e sensibilizzazione sociale.
La norma qualifica l’obesità come una malattia che potrà essere inclusa nelle prestazioni dei LEA erogate dal Servizio sanitario nazionale. L’inclusione nei LEA è indicata come strumento per assicurare equità e accesso alle cure per le persone affette da obesità. Il testo legislativo definisce la malattia come progressiva e recidivante, ponendo le basi per percorsi di assistenza strutturati.
Dichiarazioni del professor Roberto Vettor
Il professor Roberto Vettor, direttore scientifico del Percorso Nutrizione e Metabolismo dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas Rozzano, è citato nelle note della fonte. Vettor sottolinea che l’obesità non è semplicemente il risultato di scelte personali legate all’alimentazione. Egli afferma che si tratta di una patologia che coinvolge fattori genetici, ambientali e neuroendocrini.
Secondo il professor Vettor, l’obesità comporta squilibri complessi nella regolazione dell’appetito e del peso corporeo. La dichiarazione attribuisce alla malattia una natura multifattoriale e complessa, che richiede competenze specifiche per la cura. Humanitas presenta il suo Percorso Nutrizione e Metabolismo come riferimento clinico citato nella fonte.
World Obesity Federation, definizione e stigma sociale
La fonte riporta la definizione della World Obesity Federation, che considera l’obesità una malattia cronica, progressiva e recidivante. La federazione ritiene che l’obesità risponda ai criteri che definiscono una malattia clinica, tra cui eziologia suggerita, segni e sintomi, e alterazioni strutturali e funzionali con conseguenze patologiche. Questo riferimento internazionale viene usato per motivare il riconoscimento legislativo.
La fonte indica che lo stigma sociale ha probabilmente contribuito al ritardo nel riconoscimento dell’obesità come malattia. Le persone con obesità sono spesso soggette a stereotipi che le ritraggono come pigre o prive di forza di volontà, e tali pregiudizi provocano discriminazioni in scuola, lavoro e relazioni. Lo stigma può manifestarsi anche in contesti sanitari, rendendo necessario un cambiamento culturale e un approccio medico più inclusivo e consapevole.
La legge è descritta come un passo che unisce prevenzione, cura, sensibilizzazione sociale e sostegno istituzionale. La fonte afferma inoltre che la norma traccia una possibile strada per future politiche sanitarie europee e globali. Il testo citato proviene dalla pubblicazione su Humanitas, che ha diffuso le dichiarazioni e le informazioni riportate.