In breve
- L'inchiesta del 17 aprile, condotta da The Guardian, Repórter Brasil e Unearthed, ritiene irrealizzabile l'obiettivo JBS per il 2025.
- AidEnvironment collega 3.240 km² di deforestazione a 17 macelli riconducibili alla filiera JBS dal 2009.
- JBS affronta potenziali responsabilità legali fino a 6,4 miliardi di dollari e accuse di emissioni di metano comparabili a grandi petrolieri.
17 aprile e JBS sono al centro di un’inchiesta pubblicata da The Guardian, Reprter Brasil e Unearthed, l’unità di giornalismo investigativo di Greenpeace UK.
L’inchiesta del 17 aprile si basa su decine di interviste con produttori che operano all’interno della filiera di JBS in Amazzonia, inclusa la testimonianza di un dipendente dell’azienda. Gli allevatori intervistati hanno descritto un sistema “pieno di falle”, sostenendo che ottenere una filiera tracciabile e priva di deforestazione entro la fine del 2025 è un obiettivo irrealizzabile. Le fonti rilevano che controlli insufficienti e pratiche contabili della mandria rendono inefficace il monitoraggio promesso dall’azienda.
Indagine del 17 aprile sulle promesse di JBS
L’inchiesta rivela presunti casi di cattle laundering, ossia la reimmissione sul mercato di bestiame proveniente da allevamenti sanzionati per deforestazione illegale. Un allevatore nello stato del Par, dove JBS testa un programma pilota con etichette elettroniche, ha dichiarato che l’azienda ha applicato le etichette a capi già pronti per la macellazione anziché alla nascita. Secondo quell’allevatore, questa pratica aumenterebbe il valore della carne destinata all’esportazione. Greenpeace International e i partner giornalistici considerano questi elementi una prova delle falle nel sistema di tracciamento di JBS.
Collegamento di 3.240 km a 17 macelli JBS
Secondo AidEnvironment, almeno 3.240 km di deforestazione sono stati collegati a 17 macelli attivi in Amazzonia riconducibili alla filiera JBS, a partire dal primo impegno del 2009. La superficie citata è comparata nell’inchiesta a un’area più grande del Lussemburgo per rendere l’ordine di grandezza. L’articolo ricorda che JBS aveva assunto impegni già nel 2009, rafforzati da accordi legalmente vincolanti con le procure dei principali Stati amazzonici per non comprare bovini legati a deforestazione illegale dopo il 2008. La storia documentata di distruzione ambientale e illeciti finanziari dell’azienda emerge come contesto delle nuove rivelazioni.
L’inchiesta segnala inoltre rischi finanziari per JBS: l’azienda è esposta a responsabilità legali per un valore stimato fino a 6,4 miliardi di dollari tra cause penali, civili e altri procedimenti. Un rapporto di Greenpeace Nordic stima che le emissioni di metano di JBS siano paragonabili a quelle di ExxonMobil e Shell messe insieme, collocando JBS al quinto posto tra i maggiori emettitori mondiali di metano. L’inchiesta sostiene che JBS ha fuorviato gli investitori riguardo agli obiettivi di riduzione delle emissioni e che la strategia aziendale continua a puntare sull’espansione del settore della carne.
Nel 2022 JBS aveva annunciato che avrebbe eliminato la deforestazione in Amazzonia dalle proprie filiere entro il 2025, e in tutti gli altri biomi entro il 2030, con l’obiettivo di zero deforestazione su tutta la filiera entro il 2035 e zero emissioni nette entro il 2040. Jason Weller, direttore globale della sostenibilità di JBS, ha ribadito impegni davanti alla commissione finanze del Senato statunitense durante un’audizione sul ruolo dell’azienda nella deforestazione amazzonica. Tuttavia, all’inizio del 2024 Weller ha ridimensionato l’impegno relativo alle emissioni dichiarando che l’obiettivo “non è mai stato una promessa”, sollevando dubbi sull’affidabilità delle dichiarazioni aziendali.
Le rivelazioni arrivano mentre JBS finalizza le approvazioni per la sua quotazione alla Borsa di New York e una ristrutturazione societaria che prevede lo spostamento della sede legale della capogruppo dal Brasile ai Paesi Bassi. L’azienda ha annunciato un utile di 1,8 miliardi di dollari nel 2024 e rifornisce grandi catene citate nell’inchiesta come McDonald’s, Tesco e Walmart, oltre a ricevere finanziamenti da banche come Barclays, Santander e Rabobank.
Greenpeace International ha inviato a febbraio una diffida allo studio notarile olandese Loyens & Loeff, che rappresenta JBS, chiedendo di verificare la compatibilità dell’assistenza legale alla ristrutturazione e alla quotazione in borsa con i doveri professionali dello studio, alla luce dei legami dell’azienda con distruzione ambientale, corruzione e violazioni dei diritti umani. Martina Borghi della campagna Foreste di Greenpeace Italia ha dichiarato: “Questa inchiesta dovrebbe spazzare via ogni illusione che JBS possa eliminare la deforestazione dalla propria filiera in Amazzonia entro la fine dell’anno” e ha aggiunto che il sistema di monitoraggio di JBS non è efficace.