Protesta alla FAO contro gli allevamenti intensivi

In breve

  • Alla FAO è stata allestita una protesta con sette gabbie durante la seconda conferenza mondiale sulla trasformazione sostenibile.
  • L'IPCC attribuisce fino al 42% delle emissioni globali al sistema alimentare, con metano fino a 80 volte più potente della CO2.
  • In Italia il PM2.5 legato alle deiezioni animali è associato a circa 50.000 morti premature ogni anno, secondo il materiale della protesta.

Oggi, alla FAO, una protesta ha esposto sette gabbie davanti al palazzo per chiedere la fine degli allevamenti intensivi.

I delegati in arrivo alla seconda conferenza mondiale sulla “trasformazione sostenibile” degli allevamenti hanno trovato attivisti mascherati da mucche e maiali dentro le gabbie, per sollecitare un cambiamento rapido del sistema di produzione industriale di carne e latticini.

FAO, seconda conferenza mondiale sulla trasformazione sostenibile

La manifestazione è avvenuta mentre si svolgeva la seconda conferenza mondiale della FAO dedicata alla trasformazione sostenibile degli allevamenti. I partecipanti alla conferenza sono stati invitati dagli organizzatori della protesta a considerare l’impatto climatico e sanitario degli allevamenti intensivi.

Gli attivisti chiedono una conversione in chiave agroecologica dell’attuale modello di produzione industriale di carne e latticini, definito insostenibile dagli organizzatori della protesta.

La richiesta è stata accompagnata da un appello sottoscritto da quasi 100 organizzazioni ambientaliste, per lo sviluppo, l’alimentazione e l’agricoltura, che sollecita interventi legislativi e politiche pubbliche.

IPCC: sistema alimentare responsabile del 42% delle emissioni

Nel comunicato della protesta si richiama il dato dell’IPCC secondo cui il sistema alimentare è responsabile fino al 42% delle emissioni globali di gas serra. Il testo indica anche che il metano prodotto dagli allevamenti è fino a 80 volte più potente della CO2 nel contribuire al riscaldamento globale.

Il documento della campagna evidenzia impatti ambientali e sanitari degli allevamenti intensivi: le deiezioni animali rilasciano ammoniaca che genera particolato fine, PM2.5, collegato a gravi conseguenze per la salute umana.

In Italia il particolato fine derivante anche da queste emissioni viene associato a quasi 50.000 morti premature ogni anno, cifra citata nel materiale della protesta per sottolineare il rischio sanitario.

La denuncia include inoltre la questione del benessere animale: milioni di animali ammassati in spazi angusti affrontano sofferenze e aumentano il rischio di epidemie, secondo il testo diffuso dai manifestanti.

Per contrastare questi effetti, il gruppo promotore ha rilanciato una serie di richieste politiche che hanno forma di proposta di legge e di misure di transizione.

Più di un anno fa, insieme ad altre associazioni, i promotori hanno depositato in Parlamento la proposta di legge intitolata “Oltre gli allevamenti intensivi“, che è ancora in attesa di essere discussa.

Le richieste elencate nel materiale della protesta sono sei e riguardano misure precise per fermare l’espansione e avviare la transizione del settore.

Chiedono di fermare l’espansione degli allevamenti intensivi, soprattutto nei territori più inquinati, per limitare i danni ambientali e sanitari. Chiedono di avviare una transizione ecologica degli allevamenti intensivi esistenti, con misure di sostegno e ristrutturazione.

Richiedono la riduzione del numero di animali allevati e del consumo di proteine animali, per diminuire le emissioni e l’impatto ambientale. Richiedono di garantire cibo sano e di qualità a prezzi accessibili per i consumatori, come obiettivo delle politiche alimentari.

Il documento chiede inoltre di sostenere le aziende agricole virtuose con incentivi e sostegni mirati. Infine, la protesta solleva la necessità di tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, con norme per sicurezza e condizioni di lavoro migliori.

La campagna invita i cittadini a firmare una petizione pubblica per sostenere le richieste e accelerare l’avvio delle riforme proposte.

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