Questa iniziativa a Roma al Centro Congressi Cavour riunisce Greenpeace Italia, ISDE, Lipu, Terra! e WWF Italia e mette sul tavolo dati ambientali come PM2,5 e ammoniaca

In breve

  • La zootecnia intensiva è la seconda causa di PM2,5 in Italia e produce due terzi delle emissioni di ammoniaca.
  • La proposta di legge AC 1760 chiede una moratoria su nuovi allevamenti intensivi e un piano di riconversione con fondo dedicato.
  • Una mozione è stata messa a disposizione dei Consigli comunali per sostenere la transizione e la partecipazione locale.

Oggi a Roma si è svolto il convegno “Oltre gli allevamenti intensivi” presso il Centro Congressi Cavour, dedicato alla transizione agro-ecologica del settore zootecnico.

L’evento è promosso da Greenpeace Italia, ISDE – Medici per l’ambiente, Lipu, Terra! e WWF Italia e ha presentato documenti, foto e video sulla proposta di legge e sulla mozione ora disponibili.

Dati ambientali: PM2,5, ammoniaca e consumo di suolo

Il settore zootecnico è indicato come la seconda causa di formazione di PM2,5 in Italia; tale particolato fine è pericoloso per la salute umana e contribuisce alla qualità dell’aria nelle aree interessate.

Le associazioni affermano che gli allevamenti intensivi sono responsabili dei due terzi delle emissioni di ammoniaca sul territorio nazionale, una sostanza che incide sulla qualità dell’aria e sugli ecosistemi.

Il sistema zootecnico consuma inoltre i due terzi dei terreni agricoli europei destinati alla produzione di mangimi, con impatti sul suolo e sulla disponibilità di risorse per altre colture.

Proposta di legge AC 1760: moratoria e piano di riconversione

La proposta di legge AC 1760 è stata presentata lo scorso febbraio a Montecitorio dalle cinque associazioni promotrici e attende calendarizzazione in Parlamento.

Il testo propone una moratoria immediata sull’apertura di nuovi allevamenti intensivi e sull’aumento del numero di animali negli allevamenti esistenti, come misura di contenimento a breve termine.

Per la transizione delle grandi e medie aziende, il disegno di legge prevede un piano di riconversione finanziato con un fondo dedicato, e promuove il ruolo delle piccole aziende agricole verso tecniche agro-ecologiche, uso efficiente delle risorse e accesso a cibo sano e di qualità.

Il testo punta inoltre a creare filiere che garantiscano un giusto compenso a lavoratori e aziende, favorendo modelli produttivi che riducano l’impatto ambientale e tutelino gli habitat naturali.

Mozione comunale e mobilitazione delle comunità locali

Durante l’evento è stata presentata una mozione redatta da Greenpeace Italia, ISDE, Lipu, Terra! e WWF Italia e messa a disposizione dei Consigli comunali italiani che intendano discuterla e approvarla.

La mozione si propone come strumento di supporto ai principi alla base della AC 1760, rafforzando la partecipazione delle comunità locali nella gestione dei territori che subiscono ricadute ambientali e socio-sanitarie dagli allevamenti intensivi.

Le associazioni hanno richiamato l’urgenza di intervenire per le conseguenze di eventi climatici estremi, per l’aggravarsi di epidemie come la peste suina e per la crisi delle piccole aziende agricole; hanno inoltre denunciato che il 70% dei sussidi diretti della PAC va alle aziende più grandi, pur rappresentando poco più del 30% delle aziende agricole italiane, e che tra il 2007 e il 2022 l’Italia ha perso il 51% delle aziende agricole di piccole dimensioni.

Il convegno, moderato dal giornalista Francesco De Augustinis, è stato trasmesso in diretta su Zoom dalle ore 14.30 alle 18.00 e ha visto la partecipazione di rappresentanti politici e istituzionali: Michela Vittoria Brambilla, Eleonora Evi, Francesco Emilio Borrell; esponenti sanitari e locali come Laura Reali, Chiara Frontini e Roberto Colombero; e rappresentanti del mondo associativo e del territorio, tra cui Alessandro Caramiello, Francesca Pisseri, Famiano Crucianelli e Fabio Ciconte.

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