Questo dettaglio nelle immagini di campioni marziani osservati dallo spazio e sul suolo spinge a rivedere perché la polvere superficiale di Marte appare rossastra

Polvere terracotta fine simile al suolo marziano

In breve

  • Lo studio pubblicato su Nature Communications identifica la ferridrite come componente principale della polvere rossa di Marte.
  • I dati provengono dagli orbiter Mars Reconnaissance Orbiter, Mars Express e Trace Gas Orbiter, e dai rover Curiosity, Mars Pathfinder e Opportunity.
  • In laboratorio il team ha ricreato particelle fini, dello spessore di un centesimo di capello, e ha trovato la migliore corrispondenza con la ferridrite.

Lo studio pubblicato oggi su Nature Communications confronta campioni marziani osservati dallo spazio e sul suolo con una replica prodotta in laboratorio composta da particelle grandi un centesimo dello spessore di un capello e coinvolge ricercatori della Brown University.

Il lavoro collega la colorazione rossastra di Marte ai minerali di ferro presenti nella polvere superficiale, spiegando che la ruggine si forma per reazione del ferro con acqua o con ossigeno atmosferico e che poi, nel corso di miliardi di anni, la roccia arrugginita viene ridotta in polvere e dispersa dai venti.

Nature Communications pubblica lo studio sulla ferridrite

Il nuovo articolo si intitola “Detection of ferrihydrite in Martian red dust records ancient cold and wet conditions on Mars” e viene citato come pubblicato oggi su Nature Communications. Il primo autore è Adomas (Adam) Valantinas, identificato nel testo come ricercatore postdoc alla Brown University. Gli altri autori elencati nello studio includono John F. Mustard, Vincent Chevrier, Nicolas Mangold, Janice L. Bishop e numerosi colleghi; tutti i nomi compaiono nella referenza fornita dalle fonti.

Il documento afferma che la ferridrite, un ossi-idrossido di ferro che si presenta soprattutto come nanoparticellato e si forma in ambienti ricchi di acqua, offre una corrispondenza migliore con i dati osservativi rispetto all’ematite, l’ossido ferrico ritenuto finora prevalente.

Dati da Mars Reconnaissance Orbiter, Mars Express e TGO

I dati impiegati dallo studio provengono principalmente dallo spazio: il Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa e i satelliti Mars Express e Trace Gas Orbiter della Esa sono citati come sorgenti delle osservazioni orbitali. Il testo specifica inoltre le misure dirette sul suolo effettuate dai rover della Nasa: Curiosity, Mars Pathfinder e Opportunity.

Gli autori confrontano le firme spettrali rilevate da questi veicoli con quelle ottenute dai campioni replicati in laboratorio, con l’obiettivo di stabilire quale minerale spieghi meglio il colore della polvere marziana.

Esperimenti in laboratorio con particelle un centesimo di capello

Per il confronto sperimentale il team ha prodotto in laboratorio una replica della polvere marziana usando una macchina smerigliatrice in grado di generare particelle finissime, appena un centesimo dello spessore di un capello umano, come riporta il testo.

I campioni sintetici sono stati analizzati con le stesse tecniche impiegate dai veicoli spaziali, per consentire un confronto diretto tra le firme chimiche e spettroscopiche; dal confronto gli autori concludono che la corrispondenza migliore è quella con la ferridrite.

Il primo autore, Adomas Valantinas, è citato con questa frase: Perché Marte sia rosso è una domanda fondamentale che ci poniamo da centinaia, se non da migliaia di anni. Il testo aggiunge che i risultati non solo supportano la presenza diffusa di ferridrite nella polvere, ma suggeriscono anche che essa sia probabilmente presente nelle formazioni rocciose.

Secondo gli autori, il fatto che la ferridrite richieda acqua fresca per formarsi indica che Marte in un passato remoto è stato più umido e dunque potenzialmente più abitabile di quanto si pensasse, mentre l’odierno ambiente marziano è via via diventato più secco nel corso di miliardi di anni.

Nell’articolo di accompagnamento è descritta un’infografica – con crediti Esa – che mostra quattro fasi della trasformazione di Marte da pianeta grigio e umido a pianeta rosso e polveroso: formazione della ruggine per reazione tra ferro, ossigeno e acqua; trasporto della ruggine nei corsi d’acqua e incorporazione nelle rocce; scioglimento di ghiaccio e accumulo in pozze per effetto di fonti di calore come i vulcani; frantumazione della roccia arrugginita in polvere e dispersione globale dei granuli fini da parte dei venti.

Il testo originale riporta anche la didascalia di una foto che mostra polvere color terracotta: La polvere color terracotta mostrata in questa foto, come la polvere marziana, è morbida e fine, dalla consistenza più simile a quella della farina che a quella della sabbia, e attribuisce la foto ad A. Valantinas.

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