In breve
- Il rapporto OMS e OMM rileva che metà della popolazione mondiale è esposta a caldo estremo.
- La produttività lavorativa cala del 2-3% per ogni grado oltre i 20°C, con rischi sanitari connessi.
- Greenpeace chiede di tassare i profitti delle compagnie dei combustibili fossili per finanziare la transizione.
Il rapporto congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale mette in evidenza che la frequenza e l’intensità degli eventi di caldo estremo sono aumentate notevolmente, con impatti su metà della popolazione mondiale e rischi per la salute dei lavoratori e delle persone più vulnerabili.
Secondo le agenzie ONU, la produttività lavorativa si riduce del 2-3% per ogni grado sopra i 20°C. Il rapporto precisa che il caldo estremo aumenta i rischi di colpi di calore, disidratazione, disfunzioni renali e disturbi neurologici per i lavoratori. Questi dati collocano la crisi climatica anche come un problema di salute pubblica e di giustizia sociale.
Rapporto OMS e OMM: impatti sul lavoro
Il rapporto segnala che metà della popolazione mondiale è ora esposta a eventi di caldo estremo, con effetti diretti sulla capacità lavorativa. Le agenzie scrivono che, oltre alla perdita di produttività del 2-3% per grado sopra i 20°C, esistono evidenze cliniche sugli aumenti di colpi di calore e insufficienze renali acute tra i lavoratori esposti. L’attenzione è rivolta in particolare ai gruppi vulnerabili citati dal rapporto: bambini, anziani e popolazioni a basso reddito.
Greenpeace Italia: richiesta di tassazione
Greenpeace richiama le responsabilità delle aziende dei combustibili fossili nella crisi climatica e chiede misure di responsabilizzazione finanziaria. «I governi di tutto il mondo non possono più restare a guardare mentre la salute e il reddito dei lavoratori vengono compromessi a causa di una crisi climatica alla quale hanno contribuito in misura minima. Nel frattempo, le compagnie petrolifere e del gas guadagnano miliardi ogni giorno, alimentando il riscaldamento globale con le loro emissioni fuori controllo», commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia.
Greenpeace aggiunge: «Il rapporto ONU elenca molte soluzioni giuste per affrontare questa grave situazione, ma sono i grandi inquinatori, e non le persone comuni, che dovrebbero finanziare le azioni contro la crisi climatica. Per questo chiediamo ai governi di introdurre una tassazione adeguata sui profitti delle aziende dei combustibili fossili». L’organizzazione propone di usare le entrate fiscali per finanziare la transizione verso le fonti rinnovabili e gli interventi di adattamento al caldo estremo.