In breve
- Le forze generate dal battito cardiaco riducono la crescita tumorale in modelli murini e tessuti cardiaci umani ingegnerizzati.
- La ricerca è guidata dall’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology insieme all’Università di Trieste e al Centro Cardiologico Monzino.
- I risultati aprono la strada alla ricerca sulla “terapia meccanica”, ma non indicano applicazioni terapeutiche immediate.
Un nuovo studio internazionale pubblicato su Science indica che le forze fisiche generate dalla contrazione del cuore possono ridurre la crescita dei tumori. La ricerca è stata guidata dall’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) in Italia, con la collaborazione dell’Università di Trieste e del Centro Cardiologico Monzino. I risultati emergono da esperimenti su modelli murini e su tessuti cardiaci umani ingegnerizzati in laboratorio.
Lo studio osserva una correlazione consistente: quando il cuore genera forza meccanica, la crescita tumorale rallenta; quando la forza diminuisce, la proliferazione tumorale aumenta. I ricercatori hanno potuto controllare il livello di stress meccanico nei tessuti cardiaci ingegnerizzati per osservare direttamente l’effetto sulla proliferazione delle cellule tumorali. Nei modelli animali, la diminuzione delle forze meccaniche ha portato a un aumento significativo della proliferazione delle cellule tumorali.
Risultati pubblicati su Science: effetto sulle cellule tumorali
Gli esperimenti descritti nello studio mostrano che le forze dovute al battito cardiaco riducono la crescita tumorale sia nei modelli murini sia nei tessuti cardiaci umani ingegnerizzati. In tutti gli esperimenti, i risultati sono stati coerenti fra i diversi sistemi sperimentali. Lo studio segnala che le forze meccaniche influenzano processi interni che regolano la divisione delle cellule tumorali, modificando direttamente meccanismi di proliferazione.
Team guidato da ICGEB e Università di Trieste
La ricerca è stata coordinata dalla Prof. ssa Serena Zacchigna, che ha dichiarato: “Da tempo i medici osservano che i tumori cardiaci sono molto poco frequenti e, quando si verificano, tendono a essere più piccoli rispetto a quelli in altri organi”. Lo studio è frutto di una rete di istituzioni europee, che ha integrato competenze in biologia, medicina, ingegneria e modellistica computazionale. Fra le istituzioni citate figurano l’ICGEB, l’Università di Trieste e il Centro Cardiologico Monzino.
Implicazioni e limiti: terapia meccanica ancora agli inizi
Gli autori avvertono che i risultati non conducono a un’applicazione terapeutica immediata. La ricerca apre tuttavia una nuova linea di indagine sulla cosiddetta “terapia meccanica”, cioè sull’ipotesi che le forze meccaniche generate dal battito possano in futuro essere sfruttate per controllare la crescita tumorale. Il lavoro sottolinea un principio generale: le forze fisiche nel corpo non sono un contesto passivo ma possono influenzare attivamente lo sviluppo della malattia.
