In breve
- Andrea Rafanelli è stato condannato a risarcire 300.000 euro per mancata escussione di una fidejussione da quasi 3.000.000 di euro.
- La notte tra il 23 e il 24 luglio 2015 furono sversate in mare 56 balle, pari a 65 tonnellate di plastica, e al momento sono state recuperate 32 delle 56 balle.
- Le operazioni di recupero tra il 2 agosto e il 2 dicembre 2020 sono costate 3.386.000 euro, pagati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
La sentenza della Corte dei conti condanna l’ex dirigente Andrea Rafanelli a risarcire 300.000 euro alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
La decisione segue l’esposto presentato nel 2020 e le indagini della Guardia di Finanza sul caso delle 56 balle di plastica disperse al largo di Piombino, nel Santuario dei Cetacei.
Sentenza della Corte dei conti, 300.000 euro
La Corte dei conti ha stabilito che Andrea Rafanelli deve risarcire 300.000 euro alla Presidenza del Consiglio dei ministri per danno erariale. Il giudice ha ritenuto colpevole la mancata escussione della fidejussione, pari a quasi 3.000.000 di euro, che avrebbe potuto coprire i costi del recupero delle balle disperse. La stessa fidejussione era stata inoltre restituita, circostanza che la Corte imputava alla responsabilità del dirigente.
La sentenza accerta anche che la somma spesa per le operazioni di recupero, pari a 3.386.000 euro, è stata anticipata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri utilizzando fondi pubblici. La Corte ha rilevato responsabilità della Provincia di Grosseto e del Ministero dell’Ambiente per non essere intervenuti concretamente nelle operazioni.
Nel ragionamento della Corte emerge la critica all’atteggiamento complessivo delle istituzioni coinvolte: un contesto caratterizzato da una diffusa inerzia da parte degli altri soggetti che, anche prima di lui, si sono occupati della vicenda, i quali hanno omesso qualunque azione volta non solo all’incasso della polizza, ma anche all’immediato recupero dei rifiuti sversati in mare a spese dei soggetti ritenuti responsabili.
Fatti del 23-24 luglio 2015, 56 balle disperse
La vicenda risale alla notte tra il 23 e il 24 luglio 2015, quando una nave cargo partita da Piombino diretta a Varna, in Bulgaria, imbarcava 1.888 balle di rifiuti di plastica destinate all’incenerimento. A causa di un’avaria, il comandante dispose lo sversamento in mare di 56 balle, pari a 65 tonnellate di plastica, circa un’ora dopo la partenza.
L’incidente rest ignoto fino al 31 luglio 2015, quando una balla fin nelle reti di un peschereccio nel Golfo di Follonica. Dopo quel ritrovamento, secondo l’indagine del giornale che ha presentato l’esposto, inizi un’inammissibile catena di omissioni, mancanze e negligenze delle istituzioni preposte che port a un ritardo negli interventi per cinque anni.
Fino a oggi sono state recuperate 32 ecoballe, mentre 24 restano disperse sui fondali del Santuario dei Cetacei e non è nota la loro condizione. Le operazioni di recupero svolte fra il 2 agosto e il 2 dicembre 2020 sono costate 3.386.000 euro e sono state finanziate dallo Stato mediante la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Nell’ambito delle indagini la Guardia di Finanza ha accertato il rilievo del fatto e la Procura è intervenuta, mentre l’esposto del 2020 alla Corte dei conti contestava alla Regione Toscana la gestione della fidejussione di quasi 3.000.000 di euro che era stata poi restituita.
Contesto internazionale e proposte, Busan e trattato
Il caso si inscrive nel più ampio problema della sovrapproduzione di plastica e dell’esportazione di rifiuti, che secondo le inchieste citate alimenta traffici illegali e disastri ambientali in paesi come Turchia e Malesia. I leader mondiali stanno discutendo a Busan, in Corea del Sud, la possibilità di un accordo internazionale volto a contrastare l’inquinamento da plastica.
Gli articoli collegano la necessità di un trattato ambizioso e legalmente vincolante alla riduzione drastica della produzione di plastica usa e getta e alla promozione di un’economia basata sul riuso. Le indagini indipendenti sono presentate come strumento per far emergere responsabilità e ottenere che i responsabili dei danni ambientali paghino il conto.