In breve
- Il rapporto CMS di febbraio 2024 rileva che una specie su cinque elencata nelle Appendici è a rischio di estinzione.
- La perdita, il degrado e la frammentazione degli habitat colpiscono il 75% delle specie elencate, il sovrasfruttamento il 70%.
- Il 97% delle specie di pesci nelle liste è a rischio e la megattera è stimata in 80.000 individui maturi.
Il rapporto pubblicato a febbraio 2024 dalla Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici descrive lo stato di conservazione di specie elencate nelle Appendici I e II della Convenzione di Bonn.
Il testo spiega che le migrazioni coinvolgono mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci e insetti e che gli animali si spostano per nutrirsi, riprodursi e riposare attraverso habitat variegati. Le migrazioni avvengono su terreni, in aria e in mare, spesso attraversando confini nazionali, il che rende necessaria la cooperazione tra Stati per proteggere siti e corridoi migratori. Il rapporto sottolinea inoltre che il mantenimento di ecosistemi sani dipende dai movimenti migratori e che la perdita di questi movimenti compromette funzioni ecologiche fondamentali.
Rapporto CMS, febbraio 2024
Il primo report sulle specie migratrici è stato pubblicato a febbraio 2024, decenni dopo l’entrata in vigore della Convenzione nel 1979. Il documento evidenzia che lo stato di conservazione di molte specie presenti nelle Appendici I e II è peggiorato rispetto al passato e che gli sforzi finora compiuti non sono sufficienti. Il rapporto indica che una specie su cinque elencata nelle Appendici è a rischio di estinzione. Il rapporto riporta inoltre che il 44% delle specie elencate mostra un trend di popolazione in declino.
Minacce: perdita habitat e sovrasfruttamento
Il rapporto utilizza e modifica in parte la classificazione delle minacce della IUCN. La perdita, il degrado e la frammentazione dell’habitat colpiscono 481 specie su 641 presenti nelle Appendici, pari al 75% delle specie elencate. Il sovrasfruttamento riguarda 446 specie, cioè il 70% delle specie nelle liste. Altre pressioni antropiche segnalate sono l’inquinamento, il cambiamento climatico, le specie invasive e le malattie, con un esempio specifico dell’influenza aviaria che si è diffusa su tutti i continenti, eccetto l’Oceania, ed è arrivata fino all’isola sub-antartica della Georgia del Sud.
Pesci, Deep Sea Mining e rischio per cetacei
Il gruppo più colpito è quello dei pesci: il rapporto segnala che il 97% delle specie di pesci elencate risulta attualmente a rischio di estinzione, con particolare interesse per squali, mante e storioni. Poco prima della pubblicazione, il segretariato della Convenzione ha inviato un documento al segretariato dell’ISA, l’International Seabed Authority, descrivendo i potenziali effetti negativi del Deep Sea Mining sui cetacei e sui loro habitat. Il documento del segretariato CMS sollecita l’istituzione di una moratoria sul DSM, posizione sostenuta anche da Greenpeace, mentre il segretariato dell’ISA ha risposto contestando presunte ipotesi errate e mancanza di basi scientifiche sostanziali. La controversia mette in evidenza la necessità di prevenire nuove minacce prima che si aggiungano a quelle già note.
Azioni proposte: KBAs e Trattato sugli Oceani
Il rapporto sottolinea la necessità di proteggere i diversi habitat attraversati durante le migrazioni e indica l’identificazione dei siti come passo fondamentale per la conservazione. Il programma per le aree chiave di biodiversità, Key Biodiversity Areas, ha individuato 10.000 siti di importanza per le specie elencate nella Convenzione. Il testo precisa che più della metà di questi siti chiave non è attualmente protetta, secondo il rapporto. Greenpeace chiede l’istituzione di aree protette e la ratifica del Trattato sugli Oceani delle Nazioni Unite per raggiungere l’obiettivo di proteggere almeno il 30% dei mari entro il 2030.
Recupero della megattera, esempio di successo
Il rapporto riporta un caso di recupero: la megattera, Megaptera novaeangliae, gravemente cacciata tra il 1700 e il 1900, mostra segnali di ripresa. La specie era stata inserita nel 1986 nella Lista Rossa della IUCN come in pericolo globale, ma oggi, dopo la moratoria dell’IWC sulla caccia baleniera commerciale, è considerata a rischio minimo. Il rapporto cita una stima di popolazione attuale di 80.000 individui maturi per la megattera. Questo esempio viene utilizzato per illustrare che la cooperazione internazionale e misure di conservazione concrete possono favorire il recupero delle specie.