Studio della Statale: biomarcatori predittivi di mortalità intra-ospedaliera per COVID-19

In breve

  • Lo studio dell'Università Statale ha analizzato 118 pazienti ricoverati tra febbraio e giugno 2020 all'Ospedale Policlinico.
  • Interleuchina-6, NT-proBNP e lattato deidrogenasi, insieme all'età superiore a 70 anni, predicono la mortalità intra-ospedaliera.
  • Il rischio di decesso triplica quando due dei tre biomarcatori superano i valori soglia ottimali.

Un studio dell‘Università Statale ha individuato tre biomarcatori che predicono la mortalità intra-ospedaliera in pazienti con insufficienza respiratoria da COVID-19, analizzando una coorte di 118 soggetti.

I ricercatori hanno raccolto dati clinici e di laboratorio sui pazienti diagnosticati con SARS-CoV2 tramite tampone molecolare e ricoverati tra febbraio e giugno 2020 presso l’Ospedale Policlinico, in particolare nell’Unità Cardiorespiratoria diretta dal professor Francesco Blasi.

Biomarcatori: interleuchina-6, NT-proBNP e lattato deidrogenasi

Lo studio, pubblicato sul European Journal of Clinical Investigation, è stato condotto da Massimiliano Ruscica del dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Valentina Bollati e Marco Vicenzi del dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, e Francesco Blasi del dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti. I ricercatori spiegano: “In base ai numerosi ma disomogenei dati di letteratura emersi durante gli ultimi 12 mesi e in mancanza di parametri oggettivi chiari nel definire il rischio clinico di mortalità intra-ospedaliera, abbiamo condotto un’analisi su una serie di biomarcatori circolanti che fossero lo specchio di un danno cardiovascolare e multiorgano indotto da COVID-19”.

Nella popolazione studiata i parametri considerati includevano, oltre ai parametri vitali e cardiorespiratori, indicatori della tempesta citochinica e infiammatoria, segni di alterazione endoteliale e lo stato di iperlipidemia. L’analisi ha tenuto conto anche di fattori di rischio clinici come età, obesità, diabete e ipertensione. I ricercatori hanno valutato l’impatto con misurazioni rapidamente dosabili, ottenibili in poche ore.

I risultati hanno mostrato che, oltre all’età, tre biomarcatori circolanti erano predittivi di mortalità intra-ospedaliera: interleuchina-6, il pro-peptide natriuretico terminale di tipo B NT-proBNP e la lattato deidrogenasi. Gli autori precisano che, basandosi su valori soglia ottimali di questi tre parametri, in aggiunta ad un’età superiore ai 70 anni, è stato costruito un punteggio di severità che stratifica i pazienti sin dall’ammissione in ospedale.

I ricercatori dichiarano: “I nostri dati, sono coerenti con quelli riportati in letteratura e forniscono nuovi spunti sul ruolo dell’infiammazione e del coinvolgimeno di un danno multiorgano”. Lo studio riporta che il rischio di decesso aumentava di tre volte quando i pazienti presentavano due parametri oltre il limite soglia. Gli autori collegano i risultati a un ruolo determinante del sistema cardiovascolare nella progressione della malattia COVID-19, descritta come patologia multiorgano.

La ricerca è il risultato di una collaborazione interdipartimentale tra i dipartimenti menzionati dell’Ateneo e si basa su casi raccolti nell’Unità Cardiorespiratoria dell’Ospedale Policlinico diretta dal professor Blasi. Lo studio è pubblicato sul European Journal of Clinical Investigation; il link allo studio è stato reso disponibile dagli autori.

Per contatti gli autori indicano i seguenti riferimenti: Francesco Blasi, Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti, FRANCESCO. BLASI@UNIMI. IT, telefoni 0250320623 e 0255033782; Valentina Bollati, Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche, VALENTINA. BOLLATI@UNIMI. IT, telefono 0250320127; Massimiliano Ruscica, Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, MASSIMILIANO. RUSCICA@UNIMI. IT, telefoni 0250318220 e 0250318219; Marco Vicenzi, Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, MARCO. VICENZI@UNIMI. IT, telefono 0250320512.

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