In breve
- L'Emilia Romagna ha attivato dal 2000 un piano capillare con trappole a CO2 nelle aree di pianura.
- L'IZS di Teramo, Centro di Referenza Nazionale dal 1991, effettua test di conferma e coordina le diagnosi.
- Nel Lazio si eseguono indagini in un raggio di cinque chilometri e screening obbligatori su sangue e organi.
La strategia nazionale contro la West Nile coinvolge la Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e il Ministero della Salute.
Il piano prevede monitoraggio entomologico, conferma diagnostica presso centri di riferimento e attivazione di screening obbligatori per donatori di sangue e organi nelle aree interessate.
Emilia Romagna: piano di sorveglianza dagli anni 2000
Secondo il dottor Giuseppe Merialdi, Direttore del Dipartimento Area Territoriale Emilia Romagna IZS Lombardia ed Emilia Romagna, l’Emilia Romagna è stata tra le prime regioni italiane colpite dalla West Nile all’inizio degli anni 2000. La regione ha sviluppato uno dei piani di sorveglianza più articolati e capillari del paese, con distribuzione omogenea delle trappole. Le trappole utilizzate sono a CO2 e sono posizionate soprattutto nelle aree di pianura, ambiente ideale per la zanzara Culex.
Le trappole funzionano grazie al ghiaccio secco che libera anidride carbonica, attirando gli insetti. Le zanzare catturate vengono campionate nei laboratori territoriali e analizzate per la presenza del virus. Appena intercettato il virus, si attiva la componente di controllo di sanità pubblica regionale sulle sacche di sangue.
IZS di Teramo: Centro di Referenza Nazionale dal 1991
I campioni positivi vengono immediatamente inviati all’IZS di Teramo, che dal 1991 è Centro di Referenza Nazionale per le Malattie Esotiche, indicato con l’acronimo CESME. Il Direttore Generale Nicola D’Alterio dichiara che il compito dell’istituto è effettuare i test di conferma e fornire supporto tecnico-scientifico.
L’IZS di Teramo elabora i dati e coordina le attività diagnostiche con le autorità competenti. Quando viene confermato un primo caso in una provincia, il sistema coordinato trasmette i risultati a tutte le autorità competenti. Vengono attivati gli screening obbligatori dei donatori di sangue e di organi nella provincia interessata per prevenire la trasmissione.
Lazio: indagini su un raggio di 5 chilometri
Il piano nazionale si è attivato immediatamente nel Lazio dopo il primo caso di contagio, con cabina di regia tra Ministero della Salute, Regione Lazio e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana. Il Commissario straordinario Stefano Palomba ha dichiarato che le analisi e i rilievi vengono eseguiti in un raggio di cinque chilometri dalla zona dove si è verificato il caso fatale.
Palomba ha spiegato che è ragionevole pensare a un’ampliamento dell’area di indagine, coinvolgendo tutto l’Agropontino. Gli operatori effettuano prelievi di sangue sui cavalli negli allevamenti, specificando che questi animali sono soggetti a fondo cieco e quindi non trasmettono il virus. Parallelamente si potenzia il sistema di trappole già attivo per la cattura delle zanzare, con analisi degli esemplari raccolti per valutarne la positività e rimodulare gli interventi.
Restano sotto osservazione anche i corvi e i passeri, indicati come possibili vettori alati che possono trasformarsi in serbatoi del virus per l’uomo. Il monitoraggio della West Nile viene citato come uno dei casi più efficaci di applicazione dell’approccio One Health, che unisce laboratori, istituzioni sanitarie e servizi veterinari. La rete coinvolge il Centro di Referenza Nazionale per le Malattie Esotiche, l’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Nazionale Trapianti, il Centro Nazionale Sangue, le strutture ospedaliere e i Servizi Veterinari Locali.