Associazioni: l’Italia alimenta ancora un sistema intensivo insostenibile

Immagine illustrativa: Greenpeace, ISDE, Lipu, Terra!, WWF e Slow Food chiedono al governo una

In breve

  • Le sei associazioni chiedono al governo e al Parlamento una legge per limitare gli allevamenti intensivi e avviare una transizione agroecologica.
  • In Italia si allevano 8,5 milioni di suini, 5,4 milioni di bovini e oltre 500 milioni di avicoli; gli allevamenti producono oltre i due terzi delle emissioni di ammoniaca.
  • La Pdl 1760, presentata a marzo 2024 e sostenuta da 23 parlamentari, è ferma da oltre due anni alla Camera e attende la discussione in Commissione Agricoltura.

Alla vigilia della Giornata mondiale dedicata agli animali negli allevamenti, Greenpeace Italia e altre cinque associazioni hanno rilanciato un appello, denunciando che l’Italia continua ad alimentare un sistema intensivo insostenibile per salute e territori.

Le organizzazioni firmatarie sono Greenpeace Italia, ISDE, Lipu-BirdLife Italia, Terra!, WWF Italia e Slow Food Italia, che chiedono al governo e al Parlamento una legislazione per limitare gli impatti degli allevamenti intensivi e avviare una transizione agroecologica della zootecnia.

Il blocco di 12 mesi deciso in Danimarca

Il governo danese ha introdotto un blocco di 12 mesi all’espansione e alla creazione di nuovi allevamenti intensivi di suini, misura adottata per definire le nuove regole per la suinicoltura futura.

La decisione danese segue la mobilitazione delle comunità locali e delle associazioni ambientaliste contro gli impatti del modello intensivo, in particolare l’inquinamento dell’acqua di falda e le violazioni del benessere animale.

La riforma in Danimarca ha previsto una redistribuzione del potere verso comunità e territori e la sostituzione del Ministero dell’Agricoltura con un ministero per la Natura e il Benessere animale.

La proposta di legge Pdl 1760 presentata a Montecitorio a marzo 2024

Nel marzo 2024 le associazioni hanno presentato a Montecitorio la proposta di legge intitolata “Oltre gli allevamenti intensivi”, identificata come Pdl 1760, finalizzata a guidare una transizione agroecologica della zootecnia.

La proposta è sostenuta da 23 parlamentari di cinque forze politiche e da decine di realtà sociali, e comprende la valorizzazione delle piccole aziende, un piano di riconversione finanziato e una moratoria sui nuovi impianti.

Le associazioni denunciano che il Parlamento italiano continua a ignorare la proposta, rimasta ferma per oltre due anni alla Camera e in attesa di discussione in Commissione Agricoltura.

Dati italiani su allevamenti, emissioni e vulnerabilità

In Italia ogni anno si allevano 8,5 milioni di suini, 5,4 milioni di bovini e oltre 500 milioni di avicoli, secondo i dati citati dalle associazioni.

Gli allevamenti intensivi sono responsabili di oltre i due terzi delle emissioni di ammoniaca e rappresentano la seconda causa di formazione di polveri fini, che ogni anno provocano decine di migliaia di morti premature.

La sola Lombardia detiene il 48% dei suini e il 26% dei bovini nazionali; inoltre il 40% dei Comuni lombardi è in zone vulnerabili ai nitrati oltre i limiti d’azoto.

Procedura UE, contestazioni e costi pubblici

L’Italia è sotto procedura d’infrazione dell’Unione Europea per il mancato rispetto della Direttiva nitrati e rischia il deferimento alla Corte di Giustizia, come segnalano le associazioni.

Bruxelles ha avviato recenti contestazioni per la mancata notifica delle norme sulle emissioni industriali e degli allevamenti, secondo il testo delle associazioni.

Le emergenze sanitarie negli allevamenti sono spesso tamponate con fondi pubblici: l’UE ha stanziato oltre 73 milioni di euro per indennizzare gli allevatori italiani colpiti da peste suina e influenza aviaria.

Le associazioni richiedono un blocco immediato all’espansione del sistema intensivo per sostenere chi vuole cambiare modello, per premiare chi adotta buone pratiche e per fornire strumenti concreti ai Comuni nel difendere la salute pubblica e il territorio.

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