Oltre gli allevamenti intensivi, proposta di legge per la zootecnia

Immagine illustrativa: Greenpeace, ISDE, Lipu, Terra! e WWF presentano in Parlamento la proposta di

In breve

  • Greenpeace, ISDE, Lipu, Terra! e WWF hanno presentato la proposta "Oltre gli allevamenti intensivi" alla Camera dei Deputati.
  • Il testo propone un fondo per la riconversione agroecologica, una moratoria sui nuovi allevamenti intensivi e sostegni ai piccoli allevatori.
  • La relazione evidenzia oltre 700 milioni di animali allevati all’anno, oltre due terzi delle emissioni di ammoniaca e quasi 50.000 morti premature per PM2,5 nel 2021.

Oggi a Montecitorio è stata presentata una proposta di legge intitolata Oltre gli allevamenti intensivi da Greenpeace Italia, ISDE – Medici per l’ambiente, Lipu, Terra! e WWF Italia.

Le associazioni hanno illustrato il testo durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, spiegando che il piano intende finanziare la riconversione agroecologica del sistema zootecnico, dare sostegno ai piccoli allevatori e imporre una moratoria immediata sull’apertura di nuovi allevamenti intensivi e sull’aumento degli animali negli impianti esistenti.

Proposta di legge ‘Oltre gli allevamenti intensivi’ presentata oggi

Il testo, intitolato “Oltre gli allevamenti intensivi. Per una transizione agroecologica della zootecnia”, mira a rendere protagoniste le piccole aziende agricole zootecniche e a incoraggiare la transizione ecologica delle aziende grandi e medie tramite un fondo dedicato per la riconversione. La proposta prevede una moratoria all’apertura di nuovi allevamenti intensivi e all’aumento dei capi negli allevamenti esistenti come misura immediata. Le associazioni sottolineano l’obiettivo di garantire ai consumatori accesso a cibi sani e di qualità, riconoscendo al contempo un giusto prezzo ai produttori che scelgono pratiche agroecologiche.

Durante la presentazione sono intervenuti i deputati Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), Eleonora Evi (Alleanza Verdi Sinistra), Andrea Orlando (Partito Democratico), Chiara Gribaudo (Partito Democratico) e Carmen Di Lauro (Movimento 5 Stelle). Sono intervenuti inoltre rappresentanti delle associazioni promotrici, tra cui Francesco Romizi di ISDE e Maura Cappi, portavoce del Comitato G. A. E. T. A. di Schivenoglia (MN). Le associazioni hanno dichiarato: “Si tratta di una normativa che offre agli allevatori, soprattutto ai più piccoli, una via d’uscita che tuteli il nostro futuro e quello del pianeta”.

Dati nazionali: 700 milioni animali, quasi 50.000 morti 2021

Il documento presenta dati sull’impatto ambientale e sanitario della zootecnia intensiva: il sistema zootecnico è responsabile di oltre due terzi delle emissioni nazionali di ammoniaca. Le emissioni agricole contribuiscono alle concentrazioni di polveri sottili e l’Italia è riportata come seconda, dopo la Polonia, per morti premature attribuite a PM2,5, con quasi 50.000 decessi prematuri nel 2021.

La proposta cita anche l’enorme scala della produzione animale: oltre 700 milioni di animali all’anno allevati in Italia. Due terzi dei cereali commercializzati nell’Unione Europea vengono trasformati in mangime e circa il 70% dei terreni agricoli europei è destinato all’alimentazione animale, con coltivazioni come il mais che richiedono grandi quantità di acqua.

Sul piano economico e distributivo, le associazioni segnalano che l’80% dei fondi europei per l’agricoltura in Italia arriva a solo il 20% dei beneficiari. Dati Eurostat indicano che tra il 2004 e il 2016 l’Italia ha perso oltre 320.000 aziende, ha avuto un calo del 38% delle aziende più piccole, un aumento del 23% di quelle più grandi e del 21% di quelle molto grandi.

La proposta richiama anche gli impegni internazionali e le direttive europee: la Direttiva NEC impone all’Italia, a partire dal 2030, una riduzione delle emissioni di ammoniaca del 16% e delle PM2,5 del 40% rispetto ai livelli del 2005. Sulla Direttiva Nitrati è in corso una procedura d’infrazione per il mancato rispetto, con rischio di sanzioni dalla Corte di Giustizia europea. La relazione ricorda infine la Direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE), che prevedeva il raggiungimento dello stato ecologico “buono” entro il 2015, poi posticipato al 2027.

Le associazioni affermano che la proposta è coerente con le strategie europee Farm to Fork e Biodiversità 2030 e con gli impegni presi dall’Italia alla COP28 per integrare i sistemi alimentari nei Piani di adattamento ai cambiamenti climatici.

Il manifesto pubblico allegato alla proposta riassume gli obiettivi: tutelare la salute pubblica riducendo gli impatti degli allevamenti intensivi nelle aree ad alta densità zootecnica; tutelare le risorse naturali a vantaggio della sicurezza alimentare presente e futura; contribuire al rispetto dei target su clima, biodiversità e inquinamento; sostenere i piccoli allevamenti e promuovere la riconversione dei grandi allevamenti tutelando i diritti dei lavoratori e il benessere animale. Leggi QUI il manifesto pubblico e il testo integrale della proposta di legge, riportano le associazioni promotrici.

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