No, la causa dei danni estesi all’Appennino centrale non è solo la magnitudo Mw > 4.0: la sequenza sismica in Italia centrale e oltre 300 vittime lo confermano

In breve

  • La sequenza 2016-2017 ha prodotto oltre 60 scosse Mw>4.0 e più di 300 vittime.
  • L’InSAR su dati COSMO-SkyMed e Sentinel-1 ha rilevato spostamenti locali fino a 12 cm e fino a 70 cm in Piana di Castelluccio.
  • Quattro casi studio nei Monti Sibillini mostrano frane e riattivazioni: Monte Vettore, Bolognola, Podalla e Cicconi.

La sequenza sismica in Italia centrale del 2016-2017 ha prodotto più di 60 terremoti di magnitudo Mw > 4.0 tra il 24 agosto 2016 e gennaio 2017, causando oltre 300 vittime e danni estesi al patrimonio edilizio e artistico dell’Appennino centrale.

Lo studio utilizza la tecnica dell’interferometria SAR, applicata a dati in banda X e C delle missioni COSMO-SkyMed e Sentinel-1, elaborati con il software GAMMA per identificare deformazioni superficiali e fenomeni sismo-indotti in aree montane difficilmente accessibili.

Dettagli del dataset: COSMO-SkyMed, Sentinel-1, GAMMA

Il dataset include interferogrammi generati da coppie di immagini SAR acquisite dalle missioni COSMO-SkyMed (CSK) in banda X e Sentinel-1 (S1) in banda C. L’elaborazione è stata condotta con il software GAMMA, progettato per l’analisi interferometrica dei dati SAR. La Tabella 1 dello studio riassume le acquisizioni e le coppie di immagini utilizzate per i quattro casi studio.

Risultati per Monte Vettore: spostamento massimo 12 cm, frattura 5 km

Le immagini CSK mostrano un segnale deformativo sul versante sud-occidentale del Monte Vettore, correlato all’evento di Amatrice/Accumoli del 24 agosto 2016, Mw 6.0. La deformazione lungo la Linea di Vista del satellite raggiunge uno spostamento massimo di circa 12 cm. Sulla stessa fascia è stata osservata una frattura continua lunga circa 5 km, confermata anche dai rilievi di campo e interpretata come risultante di processi tettonici e gravitativi.

Risultati per Bolognola: spostamento circa 2,5 cm, frana senza evento certo

Nell’area di Bolognola, nel settore settentrionale dei Monti Sibillini, le analisi con dati CSK e S1 evidenziano uno spostamento localizzato di circa 2,5 cm lungo la LoS. Il movimento è associato a una frana con direzione prevalente da NO verso SE. Poiché le acquisizioni Sentinel-1 coprono sia gli eventi di Visso che di Norcia e le loro repliche, non è possibile attribuire con certezza quale evento abbia innescato il movimento franoso.

Risultati per Podalla: DGPV sackung, spostamento cumulativo 5 cm

La Deformazione Gravitativa Profonda di Versante di Podalla, nei pressi della diga del Lago di Fiastra, era già nota e classificata come sackung con direzione NE e piano di scivolamento immergente verso NO. Le immagini Sentinel-1 mostrano deformazioni LoS massime di circa 2-2,5 cm durante gli eventi di Amatrice, Visso e Norcia. I dati indicano una riattivazione dopo i primi tre eventi principali, con uno spostamento cumulativo lungo la LoS dell’ordine di 5 cm.

Risultati per Cicconi: frana riattivata dal 26 ottobre 2016, spostamento 2-2,5 cm

Nell’area di Cicconi, nel comune di Fiastra, le analisi con dati CSK e S1 rilevano una deformazione LoS localizzata di circa 2-2,5 cm. L’area si trova circa 25 km a nord-est degli epicentri di Visso e Norcia. Sulla base delle date di acquisizione, lo studio identifica il terremoto di Visso del 26 ottobre 2016 come l’evento responsabile della riattivazione della frana, con movimento prevalente da SO verso NE.

Osservazioni generali: deformazioni, limitazioni stagionali e utilità dell’InSAR

I dati InSAR hanno permesso di ricostruire campi di spostamento dell’ordine di pochi centimetri lungo la LoS, interpretati principalmente come fenomeni franosi e fagliazione secondaria nelle quattro aree analizzate. La massima deformazione registrata per la sequenza è stata di circa 70 cm nella Piana di Castelluccio di Norcia, rilevata tramite osservazioni satellitari e citata nello studio come esempio di deformazione su larga scala. L’evento di Capitignano (Mw 5.5), avvenuto a gennaio 2017, si è svolto in condizioni invernali con estesa copertura nevosa, che ha ridotto la coerenza delle immagini SAR in banda X e C a causa della variazione rapida del manto nevoso tra acquisizioni.

Lo studio conclude che in contesti topografici complessi l’InSAR è uno strumento efficace per identificare e mappare rapidamente la pericolosità ambientale post-sisma, offrendo osservazioni spazialmente estese e sicure delle deformazioni cosismiche e dei fenomeni sismo-indotti. Il lavoro è a cura di Marco Polcari, Christian Bignami, Marco Moro, Salvatore Stramondo, Cristiano Tolomei e ONT-INGV.

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