In breve
- La raccolta dei funghi in Toscana richiede l'autorizzazione della Regione ai sensi della legge regionale n.16 del 1999.
- La Giunta regionale ha fissato limiti giornalieri con le deliberazioni n.260 del 19/3/01 e n.380 del 13/4/01; gli asparagi sono liberi fino al 31 maggio.
- L'ISS segnala 5.000 specie note nel mondo, 35 con amatossine e un'incidenza di intossicazioni di 5/100.000 abitanti annui nel Nord Italia.
La Regione Toscana disciplina la raccolta dei prodotti secondari del bosco con la legge forestale 39 del 2000 e la raccolta dei funghi con la legge regionale n.16 del 1999.
La Legge Regionale n.36 del 2023 regola la cerca, raccolta e coltivazione del tartufo e la valorizzazione del patrimonio tartuficolo toscano.
Legge regionale n.16 del 1999 per i funghi
Per la raccolta dei funghi epigei spontanei sul territorio toscano è necessaria un’autorizzazione rilasciata dalla Regione Toscana secondo le disposizioni della legge regionale n.16 del 1999. La legge regionale distingue la disciplina dei funghi dalla normativa generale sui prodotti secondari del bosco, richiamata dalla legge forestale 39 del 2000. La raccolta dei tartufi è invece regolata dalla legge regionale n.36 del 2023, separando le procedure e gli ambiti di controllo.
Deliberazioni Giunta regionale n.260 e n.380: limiti
La raccolta dei prodotti secondari dei boschi in Toscana è consentita entro i limiti stabiliti dalla Giunta regionale. Con deliberazione della Giunta regionale n.260 del 19/3/01 sono stati fissati limiti giornalieri e per persona; la deliberazione n.380 del 13/4/01 ha stabilito ulteriori limiti. Il testo ufficiale indica che esistono limiti giornalieri per persona, ma l’estratto fornito non riporta le quantità numeriche specifiche.
L’asparago selvatico è esplicitamente regolato: la raccolta è consentita senza limitazioni di quantità dalla ripresa dell’attività vegetativa fino al 31 maggio di ogni anno. La raccolta deve avvenire senza strumenti come rastrelli e pettini, ed è vietato il taglio o lo sradicamento dell’intera pianta per ottenere i frutti.
La raccolta è vietata nelle aree rimboschite prima che siano trascorsi cinque anni dall’impianto, fatto salvo il diritto del proprietario o del possessore del fondo. Analogamente, la raccolta è vietata nei fondi per i quali il proprietario o il possessore si riserva il diritto di raccolta o ne preclude l’accesso a terzi ai sensi del Codice Civile.
Dati ISS sulle intossicazioni e sindromi
L’Istituto Superiore di Sanità segnala che nel mondo sono classificate circa 5.000 specie fungine e si stima che almeno 2.000 crescano in Europa. Meno di 100 specie sono state riconosciute come velenose per l’uomo e 35 di queste contengono amatossine, responsabili di oltre il 90% delle intossicazioni mortali.
Le intossicazioni da funghi presentano un’incidenza di circa 5 casi su 100.000 abitanti all’anno nel Nord Italia, con frequenza maggiore nei mesi autunnali, da fine agosto a ottobre. Le intossicazioni possono essere provocate da ipersensibilità, micotossicosi da cibo contaminato, ingestione diretta di funghi tossici e da errori di conservazione o cottura.
L’ISS distingue le sindromi a lunga latenza, da 6 ore fino a 20 giorni, e le sindromi a breve latenza, da 15 minuti a 48 ore. Tra le sindromi a lunga latenza la più pericolosa è la sindrome falloidea, causata da Amanita phalloides, A. verna e A. virosa; i sintomi iniziano tra 6 e 24 ore e possono evolvere fino all’insufficienza epatica acuta e alla morte, richiedendo talvolta il trapianto di fegato.
La sindrome orellanica, determinata da Cortinarius orellanus e C. speciosissimus, presenta inizio a 4-9 ore e una seconda fase da 4 giorni fino a oltre 20 giorni con insufficienza renale possibile, che può richiedere dialisi o trapianto di rene. La sindrome giromitrica, da Gyromitra esculenta, compaiono da 5 a 24 ore e può causare danni a fegato e reni e disturbi neuropsichici.
Tra le sindromi a breve latenza la sindrome muscarinica è provocata da Clitocybe e Inocybe, con sintomi da 15-30 minuti a 4 ore. La sindrome panterinica da Amanita pantherina e A. muscaria comprende disturbi neuropsichici; la sindrome psicotropa è causata da diverse specie tra cui Psilocybe e Panaeolus; la sindrome coprinica si manifesta in associazione all’alcol con specie come Coprinus atramentarius; la sindrome gastroenterica può variare da lieve a grave.
Altre condizioni specifiche: la sindrome nefrotossica da Amanite del sottogenere Lepidella si manifesta dopo 4-10 ore con progressiva riduzione della funzione renale. L’ingestione eccessiva del fungo Tricholoma equestre può provocare rabdomiolisi, con dolori muscolari, urine scure e possibile danno renale.
L’ISS spiega che alcune tossine sono termolabili e sono eliminate con calore se si raggiunge circa 70 °C per almeno 15 minuti, mentre altre tossine sono termostabili e non vengono inattivate da bollitura, essiccamento o altri trattamenti. Alcune specie commestibili richiedono bollitura per 15-20 minuti per eliminare tossine termolabili.
Per la diagnosi di intossicazione è fondamentale il racconto dei funghi consumati e il recupero di residui crudi, cotti o vomitati; l’identificazione della specie aiuta a definire la terapia. L’avvelenamento da amatossine può essere accertato con il test ELISA sulle urine. La rabdomiolisi è identificabile misurando la creatinchinasi, che può raggiungere valori fino a 100.000 U/L in caso di danno muscolare esteso, rispetto ai valori normali di 0-150 U/L.
In mancanza di identificazione certa tutti i casi devono essere considerati gravi e trattati come tali. Non è opportuno tentare cure fai-da-te; ad esempio, il latte non è un antidoto valido e non sostituisce l’assistenza medica tempestiva.
