No, non si tratta di cifre isolate: l’inchiesta dell’unità investigativa di Greenpeace Italia e della trasmissione Report segnala almeno 17 spedizioni verso Israele

In breve

  • Tra giugno 2024 e novembre 2025 sono partite dalle coste italiane almeno 17 spedizioni verso Israele per circa 400.000 tonnellate di petrolio e carburante.
  • In otto casi su nove gli acquirenti identificati sono i gruppi Bazan e Paz, con contratti con il Ministero della difesa israeliano o con l’aeronautica militare.
  • Greenpeace e la relatrice ONU Francesca Albanese chiedono al governo italiano di fermare le forniture per il rischio di contributo al genocidio riconosciuto dalla Corte di Giustizia internazionale.

300.000 tonnellate di prodotti petroliferi raffinati e 100.000 tonnellate di petrolio greggio sono partite dai porti italiani tra giugno 2024 e novembre 2025, secondo l’inchiesta dell’unità investigativa di Greenpeace Italia in collaborazione con la trasmissione Report.

L’inchiesta integra il database specializzato Kpler con indagini indipendenti e identifica almeno 17 spedizioni verso Israele. Gli autori evidenziano il rischio che queste forniture possano aver contribuito alla filiera di approvvigionamento energetico delle Forze armate israeliane, indicate nel servizio come IDF e accusate di crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza.

Dettagli delle 17 spedizioni

Tra giugno 2024 e novembre 2025 sono documentate almeno 17 spedizioni di carburante da porti italiani verso Israele, per un totale di circa 300.000 tonnellate di prodotti raffinati e circa 100.000 tonnellate di petrolio greggio. L’inchiesta precisa che in otto casi su nove, quando è stato possibile identificare l’acquirente, il combustibile risultava destinato ai gruppi Bazan e Paz, entrambi con contratti di fornitura con il Ministero della difesa israeliano o con l’aeronautica militare. Nel nono caso l’acquirente finale è indicato come Europe Asia Pipeline Company (EAPC), società di proprietà dello Stato di Israele. Il report segnala inoltre che alcune navi hanno alterato i dati AIS, con spegnimenti del sistema e, in almeno un caso, la falsificazione dell’identità della nave.

Porti e raffinerie: Taranto, Priolo, Busalla, Sarroch

Tre spedizioni, di cui due destinate al gruppo Paz, sarebbero partite dal terminal del porto di Taranto, gestito da Eni. Eni ha dichiarato di aver agito come terminalista e che il greggio movimentato proveniva dal Centro Olio Tempa Rossa in Basilicata, proprietà della joint venture Tempa Rossa tra Total Energies EP Italia S. p. A., Shell E& P Italia S. p. A. e Mitsui E& P Italia B S. r. l. Eni ha inoltre indicato che una delle tre spedizioni è stata curata da Shell; TotalEnergies ha comunicato di non essere coinvolta nelle spedizioni citate, mentre Shell non ha risposto alla richiesta di Report.

Dieci spedizioni, di cui cinque destinate al gruppo Bazan, sarebbero partite dalla raffineria di Priolo Gargallo in Sicilia, gestita da ISAB. ISAB ha dichiarato che la commercializzazione dei prodotti finiti spetta al trader internazionale Trafigura. Un’altra spedizione destinata a Bazan è partita dalla raffineria Iplom di Busalla, in Liguria, confermata dalla stessa Iplom. Infine, tre spedizioni verso Israele sono partite dalla raffineria di Sarroch in Sardegna, per le quali non è stato possibile identificare gli acquirenti.

Posizioni legali e richieste di Greenpeace e della relatrice ONU

Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha dichiarato a Report: Fornire carburante e greggio a Israele significa dargli lo strumento per rifornire gli aerei e l’esercito mandati a distruggere Gaza. Albanese ha aggiunto che commerciare petrolio con Israele sarebbe illegale, perché dal gennaio 2024 la Corte di Giustizia internazionale avrebbe riconosciuto il rischio di genocidio, obbligando a misure cautelari. Greenpeace Italia, attraverso la campaigner Sofia Basso, afferma che il governo Meloni dovrebbe adottare tutte le misure necessarie per evitare il coinvolgimento dell’Italia in crimini contro l’umanità e garantire il rispetto del diritto internazionale a Gaza.

Greenpeace segnala inoltre il proprio supporto alla Global Sumud Flotilla con la nave Arctic Sunrise, fornendo consulenze tecniche e di navigazione, e chiede un embargo totale sulle armi, il rilascio dei civili detenuti illegalmente, sanzioni mirate contro Israele e la fine dell’occupazione illegale della Palestina. Il report completo, con le repliche delle aziende coinvolte in appendice, è citato nel servizio e disponibile QUI.

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