No, sospendere la tassa sulle emissioni di CO2 non sarebbe una soluzione: Simona Abbate di Greenpeace Italia parla di misura dannosa per il clima e inefficace sulle bollette

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In breve

  • Greenpeace critica la possibile sospensione della tassa sulle emissioni di CO2 come dannosa per il clima e inutile per ridurre le bollette.
  • Il report Draghi indica che l’Italia dipende per l’80% dal gas nella definizione del prezzo dell’energia.
  • Greenpeace propone investimenti in rinnovabili, disaccoppiamento dal gas, efficienza energetica e tassazione degli extraprofitti.

Di fronte alle indiscrezioni su una possibile sospensione della cosiddetta tassa sulle emissioni di CO2, Simona Abbate di Greenpeace Italia ha definito la misura l’ennesima decisione del governo Meloni dannosa per il clima del pianeta, nonché inefficace per calmierare il prezzo delle bollette energetiche. Abbate ha detto che, per alleggerire le bollette, bisognerebbe investire nelle rinnovabili, disaccoppiare il prezzo dell’energia da quello del gas, incentivare l’efficienza energetica e tassare gli extraprofitti sui combustibili fossili. Il richiamo di Greenpeace è rivolto alle scelte di politica energetica nazionali e alle conseguenze sui costi per famiglie e imprese.

Secondo la portavoce, sospendere la tassa non affronterebbe il problema alla radice e non sarebbe efficace nel contenere i prezzi che stanno tornando a gravare su cittadini e imprese. Greenpeace ritiene che gli interventi efficaci siano investimenti nelle fonti rinnovabili e misure per rendere il prezzo dell’elettricità indipendente dal gas. La proposta include anche misure fiscali sugli extraprofitti generati dai combustibili fossili, indicate come strumento per ridurre l’onere sulle bollette.

Sospensione della tassa sulle emissioni di CO2: rischio indicato da Greenpeace

Simona Abbate ha dichiarato testualmente: Se dovessero risultare veritieri i rumors su una eventuale sospensione della cosiddetta “tassa sulle emissioni di CO2”, ci troveremmo davanti all’ennesima decisione del governo Meloni dannosa per il clima del pianeta, nonché inefficace per calmierare il prezzo delle bollette energetiche. Greenpeace descrive la sospensione come una misura che danneggerebbe il clima e non offrirebbe sollievo alle bollette. L’organizzazione collega la misura a un contesto in cui i prezzi dell’energia restano legati al gas e alle sue volatilità.

Nel commento, Greenpeace indica quattro azioni alternative: investire nelle rinnovabili, disaccoppiare il prezzo dell’energia dal gas, incentivare l’efficienza energetica e tassare gli extraprofitti sui combustibili fossili. Ciascuna di queste voci è presentata come necessaria per affrontare davvero il problema alla radice e alleggerire le bollette di cittadine e cittadini. L’organizzazione collega direttamente queste proposte all’obiettivo di riduzione dei costi per famiglie e imprese.

Dipendenza italiana dal gas: 80% secondo il report Draghi

Greenpeace ricorda che il report realizzato da Draghi sulla competitività dell’Unione Europea evidenzia come l’Italia sia il Paese europeo che più dipende dal gas per definire il prezzo dell’energia, con una quota dell’80%. Il documento è citato per spiegare perché il costo dell’elettricità in Italia sia esposto alla speculazione e alle crisi geopolitiche. La dipendenza dall’80% di gas viene indicata come la causa principale della volatilità dei prezzi e delle bollette elevate.

Greenpeace confronta la situazione italiana con quella spagnola: I cittadini spagnoli pagano il 40% in meno rispetto a noi italiani perché il 60% della loro energia arriva da fonti rinnovabili, frase riportata dalla portavoce Abbate. Il dato del 60% di spagnoli da rinnovabili è usato per spiegare la differenza di prezzo del 40% tra i due Paesi. L’organizzazione conclude che l’Italia dovrebbe puntare su eolico e solare, risorse definite abbondanti nel Paese, sia per abbassare le bollette sia per garantire sicurezza energetica e rispettare gli impegni dell’Accordo di Parigi.

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