No, la spiegazione non è nell’area rurale: lo studio della University of Hong Kong pubblicato su PNAS usa dati satellitari per valutare la resilienza della vegetazione urbana

Parco urbano con alberi rigogliosi vicino a skyline cittadino

In breve

  • Lo studio PNAS analizza dati satellitari dal 2001 al 2022 su 751 città in 109 paesi.
  • Nel 78% delle città la vegetazione urbana risulta più resiliente alla siccità rispetto alla campagna.
  • Nel 32% delle città aride il verde urbano perde meno foglie e si riprende più rapidamente.

Una ricerca coordinata dalla University of Hong Kong e pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha analizzato ventun anni di osservazioni satellitari, dal 2001 al 2022, su 751 grandi città in 109 paesi.

Lo studio usa dati satellitari per confrontare la resilienza della vegetazione urbana rispetto a quella rurale circostante, e riporta il DOI 10.1073/pnas.2606997123 come riferimento della pubblicazione.

Studio PNAS, 2001-2022, 751 città

L’analisi copre il periodo 2001-2022 e include osservazioni satellitari su 751 grandi città distribuite in 109 paesi. Il lavoro è pubblicato su PNAS con DOI 10.1073/pnas.2606997123. Giovanni Forzieri è indicato come unico ricercatore italiano coinvolto e docente presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, DICEA.

I ricercatori hanno impiegato indici di resilienza degli ecosistemi ottenuti da dati satellitari, e il contributo di Forzieri riguarda la co-supervisione della modellistica relativa a questi indici. Il testo segnala il ruolo centrale delle osservazioni a lungo termine per rilevare tendenze temporali nella risposta della vegetazione agli stress climatici.

Risultati: 78% città più resilienti, 32% con doppia difesa

Nel 78% delle città esaminate la vegetazione urbana mostra maggiore resilienza agli stress climatici, come siccità ed estati record, rispetto alla vegetazione rurale circostante. Il divario a favore del verde urbano è aumentato progressivamente nel periodo analizzato di ventuno anni.

Nel 32% delle città, concentrate soprattutto in aree secche e desertiche, il verde urbano ha perso molto meno fogliame durante i periodi di forte stress e si è ripreso molto più velocemente una volta passata la fase acuta. I ricercatori collegano questa performance all’evapotraspirazione e alla differenza di gestione idrica tra città e campagna.

Lo studio ipotizza che l’irrigazione urbana, la cura dei parchi e la gestione idrica cittadina creino un paracadute idrico che permette ad alberi e prati urbani di affrontare ondate di caldo senza sofferenza estrema. Mentre la vegetazione selvaggia o agricola dipende quasi esclusivamente dalle piogge e soffre rapidamente quando l’acqua scarseggia, il verde cittadino beneficia di approvvigionamento idrico controllato.

Nelle attività di ricerca mi sono occupato di co-supervisionare il lavoro, in particolare, per la modellistica relativa agli indici di resilienza degli ecosistemi mediante l’utilizzo di dati satellitari – spiega Forzieri -. Lo studio mostra come l’intervento umano possa riequilibrare il rapporto tra resistenza e capacità di recupero degli ecosistemi, rendendo gli spazi verdi urbani dei veri e propri scudi ecologici contro i cambiamenti climatici. Attraverso una gestione sostenibile ed equa, le infrastrutture verdi delle città potranno offrire un supporto fondamentale per la pianificazione urbanistica e le strategie di adattamento del futuro. Il pezzo è ripreso da Unifimagazine, la testata online dell’Ateneo fiorentino.

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