La più attesa apertura processuale arriva domani con la prima udienza della causa civile intentata il 9 maggio da 12 cittadine e cittadini contro ENI e due enti

Cartelle giudiziarie e documenti legali su tavolo in luce naturale

In breve

  • La causa civile è stata intentata il 9 maggio da 12 persone contro ENI, Cassa Depositi e Prestiti e il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
  • ENI ha nominato come consulenti Carlo Stagnaro dell'Istituto Bruno Leoni e Stefano Consonni del Politecnico di Milano, entrambi contestati nel report.
  • Greenpeace Italia e ReCommon chiedono una riduzione delle emissioni di ENI di almeno il 45% entro il 2030 rispetto al 2020 e l'adozione di politiche in linea con l'Accordo di Parigi.

Domani si apre la prima udienza della causa civile intentata il 9 maggio da 12 cittadine e cittadini contro ENI, Cassa Depositi e Prestiti e il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il report pubblicato oggi da Greenpeace Italia e ReCommon mette in rilievo le nomine di consulenti tecnici scelte da ENI nel contenzioso climatico. Le associazioni affermano di aver presentato al tribunale solo documentazioni che ritengono indipendenti e affidabili. Le obiezioni mosse da ENI e dalle altre parti sono definite dalle organizzazioni numerose e pretestuose.

Carlo Stagnaro, consulente e direttore dell’Istituto Bruno Leoni

ENI ha richiesto una consulenza a Carlo Stagnaro, che è indicato come direttore degli studi e delle ricerche dell’Istituto Bruno Leoni. Greenpeace Italia e ReCommon riportano che Stagnaro ha sostenuto nel tempo tesi che le associazioni definiscono negazioniste in materia di riscaldamento globale. Il report cita attacchi di Stagnaro all’IPCC, definito la massima autorità scientifica in materia a livello globale, e la sua partecipazione a eventi organizzati da think tank internazionali che diffondono dubbi sull’origine antropica dei cambiamenti climatici. Le associazioni segnalano anche che Stagnaro ha intrecciato relazioni con note organizzazioni negazioniste globali.

Stefano Consonni e i rapporti con Exxon, BP e ENI

Tra i consulenti scelti da ENI figura Stefano Consonni, professore ordinario di Sistemi per l’energia e l’ambiente al Politecnico di Milano. Il report segnala le collaborazioni pluridecennali di Consonni con grandi aziende globali dei combustibili fossili, tra cui Exxon, BP e la stessa ENI. Nel 2021 Consonni è stato condannato in primo grado a risarcire il Politecnico di Milano per un importo di 250.000 euro per incarichi svolti senza l’autorizzazione dell’università. Greenpeace Italia e ReCommon pongono la domanda se la consulenza di un esperto con precedenti rapporti economici con società fossili possa essere considerata libera di giudizio nel contesto di un contenzioso climatico.

Le associazioni chiedono che il giudice rigetti le obiezioni procedurali sollevate dalle parti e che il processo venga istruito in modo da consentire un ampio confronto. Greenpeace Italia e ReCommon sollecitano che il procedimento porti a un cambiamento radicale nelle strategie industriali di ENI, affinché l’azienda diventi protagonista nel contrasto alla crisi climatica anziché considerata tra i principali responsabili. Le organizzazioni chiedono inoltre che ENI sia obbligata a rivedere la propria strategia per ridurre le emissioni di almeno il 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020, in linea con quanto indicato dalla comunità scientifica internazionale per mantenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5C.

Nel report viene richiesto anche che il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti adottino una politica climatica che guidi la loro partecipazione nella società in coerenza con l’Accordo di Parigi. La citazione in tribunale di ENI riguarda i danni passati e futuri derivanti dai cambiamenti climatici, attribuiti alle sue condotte e ai continui investimenti nei combustibili fossili negli ultimi decenni. Il report integrale delle due organizzazioni è reso disponibile dalle stesse ONG alla vigilia dell’udienza.

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