La più semplice idea sul caldo estivo viene smentita: la temperatura media percepita oltre 32°C colpisce ormai una quota che Greenpeace Italia segnala come in crescita

Strada urbana con effetti di calore sulle superfici e poca vegetazione

In breve

  • La quota di giornate estive con temperatura percepita oltre 32°C è salita dal 39% al 62%.
  • Dieci capoluoghi su venti hanno superato i 40°C di temperatura superficiale, con picchi oltre 44°C.
  • Circa 8,2 milioni di abitanti dei capoluoghi vivono in quartieri con medie superficiali massime sopra i 40°C.

La quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore a 32°C, soglia oltre cui l’organismo entra in condizioni di forte stress da calore, è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025, secondo un’indagine di Greenpeace Italia.

Il rapporto, intitolato “L’estate che scotta”, è stato realizzato a partire dai dati forniti dai ricercatori Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli di ISTAT. Greenpeace collega l’aumento del caldo estremo alla crisi climatica e accusa le aziende dei combustibili fossili di alimentare il riscaldamento globale.

Dati regionali: Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia-Romagna, Lombardia

Nell’estate del 2025 le Regioni con la quota più alta di giornate con temperatura percepita oltre 32°C sono state Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia-Romagna e Lombardia. Il rapporto analizza lo stress termico sia a livello nazionale sia a livello regionale. Greenpeace invita a ridurre le emissioni e a realizzare interventi di adattamento e prevenzione per proteggere la salute pubblica.

Temperature superficiali urbane: picchi oltre 44°C a Roma, Torino, Cagliari

Nei capoluoghi di Regione la media delle temperature superficiali massime registrate nell’estate del 2025 ha mostrato che dieci città su venti hanno superato i 40°C. Sono stati registrati picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari. Questo indicatore misura la temperatura fisica delle superfici urbane come asfalto, tetti e muri e contribuisce a descrivere la vivibilità delle città e l’esposizione al caldo nei diversi quartieri.

Circa l’87% degli abitanti dei capoluoghi di Regione, pari a 8,2 milioni di persone, vive in quartieri dove in estate la media delle temperature massime superficiali supera i 40°C. Tra questi si contano circa 283.000 bambini sotto i 5 anni e 1,1 milioni di anziani oltre i 74 anni, categorie particolarmente vulnerabili al caldo estremo.

Le isole di calore urbane interessano circa 4,3 milioni di persone nei capoluoghi di Regione, con 151.000 bambini e 556.000 anziani che vivono in quartieri caratterizzati da isole di calore intense o molto intense. Persone senza dimora, abitazioni poco isolate o senza accesso al raffrescamento e lavoratori all’aperto risultano particolarmente a rischio.

Con l’eccezione di Bari, tutti i capoluoghi di Regione registrano temperature superficiali urbane più alte rispetto alle aree extraurbane. Il caso più eclatante è Torino, dove nel 2025 la differenza tra la media delle temperature superficiali massime ha superato i 15°C.

A Roma il 40% dei residenti è esposto a isole di calore intense o molto intense e il 99% della popolazione vive in zone dove d’estate la temperatura superficiale massima supera, in media, i 40°C. A Napoli il 92% dei residenti vive in aree interessate da pericolose isole di calore, mentre a Torino la percentuale raggiunge il 98%.

Greenpeace chiede al governo italiano di introdurre una tassazione dei profitti delle aziende dei combustibili fossili e di usare le risorse raccolte per finanziare misure di transizione energetica e adattamento climatico. L’associazione propone inoltre l’abbandono rapido delle fonti fossili, con un piano di phase-out del gas entro il 2035, per proteggere in particolare le persone delle fasce sociali più vulnerabili.

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