In breve
- Lo studio su 25 Paesi trova un aumento medio del 36% dei consumi domestici legati all'uso di aria condizionata.
- Entro il 2050 la domanda per il raffreddamento potrebbe raggiungere circa 1.400 TWh/anno con 670-956 Mt di CO2 aggiuntive.
- La cooling poverty colpisce i più poveri: spese per il raffreddamento fino all'8% del budget familiare.
Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Environmental Economics and Management e firmato da Enrica De Cian, Giacomo Falchetta e Filippo Pavanello presenta la prima valutazione empirica globale sull’impatto del possesso di condizionatori d’aria sui consumi elettrici domestici.
La ricerca analizza 25 Paesi che rappresentano il 62% della popolazione mondiale e il 73% dei consumi elettrici globali, e quantifica effetti economici, ambientali e di equità collegati alla diffusione dell’aria condizionata.
Impatto misurato: aumento medio del 36% dei consumi elettrici
Lo studio stima che la presenza di condizionatori aumenti, in media, del 36% i consumi elettrici domestici a livello globale.
Gli autori calcolano che entro il 2050 la domanda globale di elettricità residenziale per il raffreddamento potrebbe raggiungere quasi 1.400 TWh/anno, valore paragonato ai consumi elettrici totali dell’India nel 2020.
Le emissioni aggiuntive di CO2 associate a questo aumento sono stimate tra 670 e 956 Mt, mentre i costi collegati sono valutati tra 124 e 177 miliardi di dollari.
Cooling poverty: famiglie a basso reddito fino all’8% di spesa
Il concetto di cooling poverty definisce il peso finanziario del raffreddamento per le famiglie a basso reddito.
Lo studio mostra che le famiglie ad alto reddito destinano tra lo 0,2% e il 2,5% delle proprie spese all’uso dell’aria condizionata, mentre le famiglie più povere possono arrivare a spendere fino all’8% del proprio budget per l’elettricità destinata al raffreddamento.
Negli scenari futuri, una parte significativa delle famiglie che adotteranno l’aria condizionata nei Paesi in via di sviluppo avrà redditi bassi e subirà pesanti oneri di spesa per mantenere un livello accettabile di comfort termico.
Diffusione prevista e criticità per reti elettriche e politiche climatiche
La diffusione globale dell’aria condizionata è attualmente in media del 28% e lo studio proietta un aumento al 41-55% entro il 2050, con forti disparità geografiche.
Nei Paesi africani i tassi di penetrazione rimarranno inferiori al 15% secondo le stime riportate dagli autori.
Per far fronte all’aumento del picco di domanda legato al raffreddamento, lo studio stima che solo in India potrebbe essere necessario un ampliamento della capacità di generazione tra il 18% e il 29%.
Ruolo del fotovoltaico e raccomandazioni politiche
La ricerca presenta evidenze che la produzione di energia solare fotovoltaica pu contribuire a mitigare l’impatto della domanda di raffreddamento.
Le famiglie che vivono in aree con maggiore produzione fotovoltaica sono associate a un consumo di elettricità per il raffreddamento inferiore del 25%, pur con margini di incertezza nelle stime.
Gli autori sottolineano la necessità di politiche che promuovano tecnologie di raffreddamento ad alta efficienza energetica e l’integrazione delle energie rinnovabili per gestire esigenze di adattamento e conseguenze ambientali.
Mostra The Cooling Solution all’Institut français Milano fino al 22 luglio 2025
La mostra The Cooling Solution è in corso all’Institut français Milano fino al 22 luglio 2025 e utilizza la fotografia per indagare come persone di diversi contesti socioeconomici si adattano a temperature elevate e umidità.
L’esposizione, già transitata da Venezia, New York e Londra, mostra esperienze di raffreddamento inefficace e inefficiente, iper-raffreddamento, dispersione di calore, architetture vernacolari e tecnologie di raffreddamento in Brasile, India, Indonesia e Italia.
Lo studio scientifico The impact of air conditioning on residential electricity consumption across world countries, Journal of Environmental Economics and Management, Volume 131, 2025, 103122, ISSN 0095-0696, DOI: https://doi. org/10.1016/j. jeem.2025.103122 è citato come fonte principale degli elementi quantitativi riportati in questo articolo.
