La questione più sottovalutata sulla Giornata mondiale della salute non è la carenza d’acqua ma l’inquinamento da nitrati legato ad allevamenti intensivi e fertilizzanti

In breve

  • L'Unione Europea fissa il limite a 50 mg/L ma ricerche mostrano rischi già a 3,87 mg/L.
  • Nel 2023 la media italiana delle acque sotterranee era 18,88 mg/L, con l'11,7% delle stazioni oltre 50 mg/L.
  • Greenpeace chiede aggiornamento dei limiti, riduzione dei reflui zootecnici e la legge Oltre gli allevamenti intensivi.

In occasione della Giornata mondiale della salute Greenpeace richiama l’attenzione sui rischi dell’inquinamento da nitrati per la qualità dell’acqua potabile in Italia e in Europa.

L’organizzazione collega la contaminazione soprattutto agli allevamenti intensivi e all’uso di fertilizzanti, e segnala che il problema riguarda anche l’Italia.

80% dell’azoto deriva da fertilizzanti e reflui, secondo l’Agenzia europea

L’Agenzia europea dell’ambiente stima che fertilizzanti minerali e reflui zootecnici provenienti dagli allevamenti intensivi siano la fonte di circa l’80% dell’azoto presente nelle acque in Europa.

Da questo azoto originano i nitrati, che sono considerati dannosi per la salute umana.

L’Unione Europea ha fissato il limite di sicurezza a 50 mg di nitrati per litro nelle acque potabili, limite introdotto nel 1998 per prevenire patologie gravi nei neonati.

Valori in Italia nel 2023: 18,88 mg/L di media e aree oltre 50 mg/L

Secondo Eurostat, nel 2023 il valore medio dei nitrati nelle acque sotterranee in Italia era di 18,88 mg/L.

I dati citati da Greenpeace e basati su rilevazioni Ispra indicano che circa il 11,7% delle stazioni di monitoraggio superava il limite di sicurezza di 50 mg/L, mentre un ulteriore 4,9% si trovava nella soglia di attenzione.

Se si applicano i limiti più cautelativi suggeriti da studi recenti, oltre la metà delle stazioni di monitoraggio italiane mostrerebbe valori a rischio, e le riserve sotterranee citate forniscono la maggior parte dell’acqua potabile in Italia.

Per la violazione della direttiva nitrati, l’Italia è sottoposta a procedura d’infrazione dal 2018, con la Pianura Padana indicata come area di maggiore criticità.

Studi scientifici: aumenti del rischio già a 3,87 mg/L

Uno studio del 2018 che ha monitorato 2,7 milioni di persone per 30 anni ha rilevato che il rischio di cancro al colon-retto aumenta già a 3,87 mg/L, meno di un decimo del limite legale, e che le persone più esposte ai nitrati avevano il 16% in più di probabilità di sviluppare la malattia.

Un altro studio del 2024 condotto in Danimarca ha confermato l’associazione tra nitrati e cancro al colon-retto e ha stimato un costo annuo per la società di 272 milioni di euro.

Quello studio stima che ridurre i livelli a 9,25 mg/L permetterebbe di prevenire 72 casi all’anno, mentre abbassarli a 3,87 mg/L ne eviterebbe 127.

Un ulteriore studio del 2025, basato su 27 anni di dati sanitari e su oltre 2.200 casi di tumore, ha confermato che le persone che consumano acqua con concentrazioni di nitrati superiori a 9 mg/L mostrano tassi più elevati di tumore al colon, con effetti maggiori in presenza di fumo e alto consumo di carne rossa.

Proposte di Greenpeace e proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”

Greenpeace chiede di aggiornare immediatamente i limiti dei nitrati nelle acque potabili secondo le più recenti evidenze scientifiche e il principio di precauzione.

L’organizzazione propone di ridurre l’inquinamento alla fonte limitando fertilizzanti e reflui zootecnici, ridimensionando gli allevamenti intensivi e sostenendo la transizione verso sistemi agricoli estensivi e a bassa densità con fondi pubblici.

Greenpeace indica inoltre la promozione di diete più equilibrate e sostenibili come parte delle misure coerenti con la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi“, depositata in Parlamento e, in diverse parti del comunicato, definita sia depositata oltre due anni fa sia depositata a marzo 2024 e ancora in attesa di essere discussa.

Simona Savini della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia dichiara: «Investire oggi in pratiche sostenibili e nella prevenzione significa proteggere la nostra salute e preservare le risorse idriche per le generazioni future». Savini aggiunge che adeguare i limiti dei nitrati alle evidenze scientifiche è necessario vista la pericolosità già a concentrazioni molto basse.

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