Questo insieme di batteri e microrganismi marini descritto da Alexander H. McGrath e altri rende evidente un pericolo, ma non dice ancora come identificarlo

In breve

  • L'articolo su Trends in Ecology & Evolution è firmato da ricercatori dell'Università di Pisa e dell'Università di Sydney.
  • Il microbioma marino può segnalare precocemente la perdita di resilienza degli ecosistemi costieri.
  • Il microbioma può proteggere gli ospiti da patogeni, migliorare l'assorbimento di nutrienti e ridurre lo sbiancamento dei coralli.

Il lavoro pubblicato sulla rivista Trends in Ecology & Evolution è firmato da Luca Rindi, Alexander H. McGrath e Lisandro Benedetti-Cecchi del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, in collaborazione con Ezequiel M. Marzinelli dell’Università di Sydney.

Gli autori sostengono che il microbioma marino, l’insieme di batteri e altri microrganismi associati a coralli, alghe e piante marine, è molto sensibile ai cambiamenti ambientali. Questa sensibilità rende il microbioma un potenziale indicatore precoce dei segnali che precedono il degrado degli ecosistemi marini. Gli autori propongono inoltre che il microbioma non sia solo una sentinella ma possa contribuire attivamente alla protezione e alla resilienza degli ecosistemi.

Articolo su Trends in Ecology & Evolution

L’articolo afferma che riconoscere in anticipo i segnali inviati dal microbioma potrebbe permettere interventi prima che il degrado diventi difficilmente reversibile. Luca Rindi è citato: “Se riuscissimo a leggere i segnali che il microbioma invia quando un ecosistema comincia a perdere resilienza, potremmo intervenire prima che il degrado diventi difficilmente reversibile.” Il testo aggiunge: “Ma il microbioma non è solo una sentinella: può anche contribuire a rafforzare la capacità degli ecosistemi di resistere agli stress ambientali, è questa la nuova prospettiva che proponiamo.”

Ruoli specifici del microbioma su coralli, piante e alghe

Gli autori descrivono funzioni essenziali del microbioma: proteggere dagli agenti patogeni, favorire l’assorbimento dei nutrienti, sostenere la crescita e aiutare gli ospiti a sopportare gli stress ambientali. Il testo fornisce esempi: comunità microbiche specifiche hanno aumentato la resistenza dei coralli alle ondate di calore riducendone lo sbiancamento. Altre comunità microbiche hanno favorito la disponibilità di nutrienti nelle piante marine. In alcuni casi, i microbiomi hanno sostenuto la crescita e il recupero delle macroalghe.

Ricerche del gruppo di Ecologia marina dell’Università di Pisa

Il lavoro nasce dall’attività del gruppo di Ecologia marina del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, che studia struttura, funzionamento, stabilità e resilienza degli ecosistemi marini costieri. Le ricerche del gruppo si concentrano sugli habitat dominati da specie fondatrici, come le foreste di macroalghe e le praterie marine, definite fondamentali per la biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi costieri. I ricercatori conducono studi ed esperimenti lungo la costa di Livorno e nell’Arcipelago Toscano, approfondendo i processi che regolano la risposta e il recupero degli ecosistemi agli stress ambientali.

Il professor Lisandro Benedetti-Cecchi è citato: “Comprendere il ruolo del microbioma significa mettere a disposizione nuovi strumenti per chi deve monitorare, gestire e proteggere gli ecosistemi costieri.” Il testo conclude che, se la prospettiva sarà confermata, potrà aiutare a rendere più tempestive ed efficaci le strategie di conservazione e le politiche di tutela del mare.

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