In breve
- La scuola di Arahama, a 700 metri dalla costa, subì uno tsunami alto 4,5 metri e mostra l’orologio fermo alle 15:55.
- Oltre 200 alunni furono salvati sul tetto; il piano terra fu riempito di detriti e automobili, con acqua fino a oltre sei metri.
- Dopo il 2011 furono costruite difese multiple: muraglione, foreste, canali e strade sopraelevate, oltre a collinette artificiali alte circa dodici metri.
La seconda tappa del field trip del 21 febbraio 2024 ha riguardato la scuola elementare di Arahama, l’unica costruzione del quartiere sopravvissuta al terremoto e allo tsunami dell’11 marzo 2011.
L’edificio, collocato a 700 metri dalla costa, mostra sull’esterno un orologio fermo alle 15:55, indicazione del passaggio dello tsunami avvenuto un’ora e nove minuti dopo il terremoto. La visita ha documentato che lo tsunami, qui, ha raggiunto un’altezza di 4,5 metri e si è spinto poi ancora per qualche chilometro verso l’interno.
La scuola elementare di Arahama, orologio fermo alle 15:55
L’edificio fu usato come riparo da oltre 200 alunni presenti quel pomeriggio e da molti residenti che si portarono sul tetto fino al quarto piano. Il piano terra, che ospitava classi e laboratori, è stato completamente riempito di detriti, compreso il rinvenimento di alcune automobili incastrate tra i muri della scuola. All’interno del primo piano si vedono aule svuotate dai detriti: il pavimento, le pareti e le finestre sono sporche di fango e i pannelli dei controsoffitti sono parzialmente distrutti.
Un segnale nel corridoio del primo piano indica macchie d’acqua sul soffitto; la linea delle onde ha raggiunto oltre sei metri di altezza sul prospetto interno, rendendo impossibile la salvezza per chi fosse rimasto su quel piano. Sulla facciata è visibile, a quasi 5 metri dal terreno, un cartello che riporta il livello raggiunto dallo tsunami; nel piazzale antistante un altro cartello spiega quanto accaduto. Le fotografie esposte nella scuola mostrano il passaggio di una serie di onde che penetrarono nell’entroterra, e non una singola onda che si ritira subito.
Il racconto espositivo al secondo piano contiene una stanza per la proiezione di video con le testimonianze degli alunni e dei maestri e maestre, fotografie e reperti dell’epoca. I corridoi e le scale sono tappezzati di immagini dei luoghi come trovati dopo l’11 marzo 2011 e di racconti dei docenti che furono recuperati con elicotteri dal tetto in mezzo a un mare ricco di detriti, impossibile da navigare e da nuotare.
Le barriere costruite dopo il 2011
Al terzo piano una stanza è dedicata alla ricostruzione; il Professor ONO dell’IRIDeS ha spiegato che il Giappone apprende dai disastri passati, citando il grande terremoto e incendio di Kanto del 1923, gli eventi di Hiroshima e Nagasaki, il terremoto di Kobe del 1995 e lo tsunami del 2011. Per proteggere la piana sono state costruite più opere: un muraglione verso l’oceano, una foresta, un canale, un’altra foresta e poi strade sopraelevate che svolgono la funzione di muro e rallentano l’energia delle onde.
Il testo esposto sottolinea che il primo muro verso l’oceano è sufficiente per gli tsunami più piccoli, più frequenti, ma per contenere i mega-tsunami come quello del 2011, il cui periodo di ritorno medio è stimato in circa 1000 anni, sono necessari tutti i sistemi difensivi combinati. Si osserva che, nel 2011, la strada principale parallela alla costa aveva agito come barriera, impedendo all’inondazione di raggiungere aree più interne.
All’esterno è visibile una collinetta artificiale, alta circa una dozzina di metri, accessibile con scale sui quattro lati e con un sentiero a spirale; quel giorno la collinetta era coperta di neve. Le immagini di Google Maps mostrano numerose collinette simili lungo la costa di Sendai, realizzate per offrire vie di fuga verticali ai visitatori in caso di allerta tsunami.
La scuola di Arahama è oggi una cattedrale nel deserto, lasciata a futura memoria; la scuola è stata spostata in un luogo più sicuro e sulla piana restano poche costruzioni. Il reportage è a cura di Alessandro Amato, Centro Allerta Tsunami (INGV-ONT), e l’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.