Studio della Statale: temperatura 5°C e umidità influenzano la crescita di COVID-19

In breve

  • Lo studio della Statale, pubblicato come preprint su medRxiv, collega il tasso di crescita di COVID-19 alla temperatura e all'umidità.
  • L'epidemia cresce più rapidamente a temperature medie di circa 5 °C e umidità tra 0,6 e 1,0 kPa, mentre rallenta in climi molto caldi e umidi.
  • Mappe previsionali indicano che America meridionale, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda potrebbero avere condizioni favorevoli a rapida crescita senza misure contenitive.

Uno studio dell’Università Statale di Milano, reso disponibile come preprint su medRxiv, analizza la relazione tra il tasso di crescita dei casi di COVID-19 e le condizioni climatiche su scala globale.

I docenti Francesco Ficetola e Diego Rubolini, del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, hanno sfruttato il database giornaliero dei casi confermati creato dalla Johns Hopkins University per oltre 100 nazioni o macroregioni, calcolando il tasso di crescita giornaliero dei casi nei primi giorni dell’epidemia. Il tasso di crescita è stato messo in relazione con la temperatura media e con l’umidità media dei mesi dell’epidemia, per valutare la velocità di diffusione prima dell’entrata in vigore di misure contenitive.

Relazione: tasso di crescita e temperatura di 5 °C

La variazione del tasso di crescita di COVID-19 tra nazioni risulta fortemente associata a temperatura e umidità. In particolare, lo studio segnala che l’epidemia cresce più rapidamente a temperature medie di circa 5 °C e con umidità medio-bassa, compresa tra 0,6 e 1,0 kPa. Nei climi molto caldi e umidi, caratteristici di alcune zone tropicali, l’epidemia sembra diffondersi più lentamente. Gli autori osservano tuttavia che nessuna area popolata del mondo appare completamente inidonea alla diffusione della patologia.

Lo studio confronta anche altre variabili tra nazioni: livelli di inquinamento atmosferico, densità abitativa e investimento pubblico nel sistema sanitario. Le analisi non evidenziano effetti significativi di queste variabili sulla crescita dell’epidemia rispetto al ruolo della temperatura e dell’umidità. I risultati hanno quindi permesso di isolare l’associazione climatica pur considerando fattori socioambientali.

Mappe: aree dell’emisfero australe a maggior rischio nei prossimi mesi

Sulla base delle relazioni trovate, gli autori hanno realizzato mappe globali che mostrano come il tasso di crescita di COVID-19 potrebbe cambiare nei prossimi mesi. Le mappe evidenziano che vaste aree dell’emisfero australe, tra cui America meridionale, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda, presenteranno condizioni ambientali favorevoli a una rapida crescita dell’epidemia in assenza di misure contenitive. Le mappe sono uno strumento predittivo basato sulle condizioni climatiche medie osservate e sulle relazioni statistiche stimate nello studio.

Gli autori concludono sottolineando il contributo dello studio alla comprensione di COVID-19, pur riconoscendo i limiti dovuti alla rapidità della diffusione del virus a scala globale. Per contatti, lo studio riporta i recapiti dei due docenti: Francesco Ficetola, Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, FRANCESCO.FICETOLA@UNIMI.IT, telefono 0250317913; Diego Rubolini, Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, DIEGO.RUBOLINI@UNIMI.IT, telefono 0250314718. “Questo studio contribuisce ad approfondire le nostre conoscenze su COVID-19, purtroppo ancora troppo limitate data la velocità a cui il virus si sta diffondendo su scala globale”, concludono Rubolini e Ficetola.

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