In breve
- Greenpeace afferma che il sistema alimentare globale spinge oltre i limiti planetari e lascia quasi la metà della popolazione senza cibo sano o salario dignitoso.
- La produzione del 30% del mondo causa il 70% dei danni ambientali legati al cibo e quasi un terzo dei gas serra globali proviene dal settore alimentare.
- Greenpeace propone di dimezzare la produzione zootecnica entro il 2050, adottare la Planetary Health Diet e calendarizzare la PdL "Oltre gli allevamenti intensivi" depositata nel marzo 2024.
Greenpeace avverte che l’attuale sistema di produzione e consumo di cibo spinge oltre i limiti planetari e accresce le disuguaglianze, con quasi la metà della popolazione globale priva di accesso a cibo sano, ambiente pulito o salario dignitoso secondo la Commissione EAT-Lancet.
L’organizzazione segnala che foreste vengono distrutte per pascoli e colture mangimistiche, specie vegetali sono minacciate da pesticidi e monocolture, e l’acqua dolce è sottratta e avvelenata dalla zootecnia intensiva.
Greenpeace ricorda inoltre che gli oceani sono inquinati dai fertilizzanti e che l’aria contiene emissioni correlate al cibo: quasi un terzo dei gas serra globali deriva dalla sola produzione alimentare.
Emissioni agricole: quasi un terzo dei gas serra globali
L’organizzazione sottolinea che, anche in ipotesi di immediata cessazione delle emissioni da combustibili fossili, le emissioni del settore agroalimentare da sole porterebbero oltre l’obiettivo di contenimento della temperatura media globale entro 1,5C.
Secondo stime citate da Greenpeace e da EAT-Lancet, la produzione del 30% del mondo è responsabile del 70% dei danni ambientali legati al cibo.
EAT-Lancet stima che solo l’1% della popolazione mondiale vive in uno spazio definito “sicuro e giusto”, dove diritti e bisogni alimentari sono soddisfatti senza superare le soglie critiche planetarie.
Situazione occupazionale e perdita di aziende agricole in Italia
Greenpeace riporta che nel mondo il 32% delle persone che lavorano nel comparto agroalimentare percepisce meno del salario minimo.
In Italia, tra il 2007 e il 2022, è stato perso il 53% dei posti di lavoro nelle aziende agricole di piccola dimensione e oltre la metà di queste aziende è scomparsa, denuncia l’organizzazione.
Secondo Greenpeace il sistema attuale premia le grandi aziende a scapito dell’ambiente e della qualità del cibo, aggravando disuguaglianze e perdita di biodiversità.
Proposte Greenpeace: dieta Planetary Health e legge “Oltre gli allevamenti intensivi”
Greenpeace, allineata con la Planetary Health Diet di EAT-Lancet, propone di dimezzare la produzione zootecnica globale entro il 2050 e di ridurre il consumo di carne e cibi ultra processati introducendo più cereali, frutta, verdura e legumi nelle diete.
L’organizzazione chiede politiche per ridurre lo spreco alimentare e per favorire la filiera corta dal campo alla tavola, sostenendo che tali misure potrebbero ridurre le emissioni agricole del 20% entro il 2050 e generare fino a 5.000 miliardi in benefici per salute e ambiente, oltre a evitare circa 15 milioni di morti all’anno, il 27% dei decessi mondiali, secondo EAT-Lancet.
Per tradurre le proposte in norme, Greenpeace è promotrice della proposta di legge nazionale “Oltre gli allevamenti intensivi“, depositata in Parlamento nel marzo 2024 insieme a ISDE, Lipu, Terra! e WWF, che ha raccolto il sostegno di decine di parlamentari, Comuni, associazioni e comitati ma è ancora in attesa di discussione alla Camera.
In vista della Giornata mondiale dell’Alimentazione e del World Forum Day alla FAO, Greenpeace sollecita i leader presenti, tra cui il Papa, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a inserire la transizione agroecologica al centro dell’agenda e a rifiutare soluzioni tecnologiche vaghe che aumentino la produzione senza tutelare risorse.
Simona Savini, della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dichiara che la scienza indica la necessità di passare a diete più vegetali nei Paesi ricchi, ridurre la produzione zootecnica e fermare lo spreco alimentare.
Greenpeace conclude ricordando l’uso della fame come strumento di guerra da parte di Israele a Gaza e afferma che non si pu celebrare alcuna giornata dell’alimentazione senza una condanna ufficiale di tali atrocità e violazioni del diritto internazionale.
