Greenpeace: inverni più caldi e suoli più poveri d’acqua in Italia

In breve

  • La temperatura media invernale in Italia è aumentata di quasi 1,5°C negli ultimi 40 anni, con punte prossime a 2°C nel Nord Ovest.
  • I suoli, eccetto la Valle d’Aosta, contengono meno acqua rispetto ai 30 anni precedenti, con la Sicilia in calo di oltre il 2%.
  • Greenpeace propone il progetto "Fino all’ultima goccia" e chiede misure al governo su irrigazione, agroecologia e riduzione delle emissioni.

Greenpeace Italia, con il contributo di ricercatori del settore, diffonde dati sulla temperatura media invernale e sullo stato idrico dei suoli italiani nella Giornata mondiale contro la desertificazione.

Lo studio mette a confronto gli ultimi decenni con il trentennio 1981-2010 e analizza variazioni di temperatura, precipitazioni e contenuto d’acqua nei suoli regionali, citando osservazioni di ISTAT e esperti di agronomia.

Incremento temperatura invernale, quasi +1,5C media nazionale

I dati indicano che, negli ultimi 40 anni, l’incremento della temperatura media invernale (gennaio-marzo) a livello nazionale è stato di quasi 1,5C. Le punte più elevate si registrano nel Nord Ovest, con valori prossimi ai 2C, e nel Nord Est, oltre 1,5C. Le maggiori aumenti si sono concentrati in Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia, secondo i ricercatori dell’ISTAT Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli. Gli esperti sottolineano che l’incremento è calcolato su una lunga serie storica che mostra variazioni accentuate.

Per quanto riguarda le precipitazioni, il Nord ha registrato le maggiori anomalie: nei soli due mesi dell’inverno 2024 sull’Italia del Nord è caduta circa la stessa quantità d’acqua piovuta in tutti e tre gli inverni precedenti. I ricercatori segnalano inoltre che le precipitazioni stanno diventando sempre più concentrate in eventi intensi, con alluvioni e dissesti dovuti all’incapacità dei terreni di assorbire precipitazioni cos abbondanti e concentrate.

Variazione precipitazioni: Sud -2,3% e Isole -5,7%

Nel periodo degli inverni 2021-2024 si è osservata una riduzione generale delle precipitazioni cumulate rispetto alla media del trentennio 1981-2010. La diminuzione è più ampia nel Sud con un calo del 2,3% e nelle Isole con un calo del 5,7%. Il 2022 è stato indicato come l’anno più siccitoso per l’intera Penisola, con il Nord Ovest che ha visto le piogge ridursi del 64%.

Calo dell’acqua nei suoli: Sicilia oltre 2% e altre regioni

I suoli di tutte le regioni italiane, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, risultano più poveri d’acqua rispetto alla media degli ultimi 30 anni. In particolare, la Sicilia mostra un calo del contenuto medio d’acqua nei suoli superficiali di oltre il 2% negli ultimi quattro inverni rispetto a quelli del trentennio precedente. La Puglia e la Calabria registrano entrambe un calo superiore all’1%.

L’agronomo Tommaso Gaifami dell’Associazione Italiana di Agroecologia (AIDA) spiega che un suolo mediamente trattiene circa il 27% d’acqua, di cui solo la metà è disponibile per le piante, cioè circa il 15%. Gaifami afferma che la perdita di un solo punto percentuale equivale a una significativa riduzione del serbatoio idrico accessibile alle radici, e che nei terreni agricoli tale carenza viene compensata con irrigazione e maggiore uso di risorse idriche. L’esperto segnala inoltre che tecniche dell’agricoltura intensiva possono aggravare l’impoverimento del suolo, mentre tecniche agroecologiche e l’inserimento di elementi naturali possono aiutare a trattenere l’umidità.

Impatto sul Mezzogiorno: 99% agrumeti, 81% ulivi, 73% grano duro

I dati sottolineano che il Mezzogiorno e le Isole concentrano coltivazioni fondamentali per la dieta mediterranea e per l’economia agricola italiana. Nel Sud e nelle Isole si trovano il 99% delle superfici coltivate ad agrumi, il 81% delle superfici coltivate a ulivi per olio e il 73% delle superfici coltivate a grano duro, utilizzato per pasta e pane italiani.

Greenpeace Italia, rappresentata da Simona Savini per la campagna Agricoltura, avverte che le tendenze climatiche rendono i suoli del Mezzogiorno sempre più difficili da coltivare e che i terreni del Nord non potranno compensare le perdite, essendo già sfruttati intensivamente e minacciati da aumenti rapidi di temperatura e da eventi estremi più frequenti.

Per sensibilizzare istituzioni e cittadini, Greenpeace annuncia il progetto “Fino all’ultima goccia”, che prevede attività, monitoraggi e collaborazioni con la comunità scientifica nei prossimi mesi. L’organizzazione chiede al governo misure concrete per ridurre i consumi idrici in agricoltura privilegiando l’uso di terra e acqua per produzione alimentare anziché per mangimi, misure per incentivare tecniche agroecologiche che migliorino la salute dei suoli e la capacità di trattenere l’umidità, un aggiornamento del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima con obiettivi in linea con l’Accordo di Parigi e azioni per fermare l’inquinamento da microplastiche, pesticidi e PFAS che minaccia risorse idriche ed ecosistemi.

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