In breve
- Il decreto abolisce il bollo 2027 per veicoli fino a 80 kW e per tutti i motocicli, con un costo di 2,3 miliardi di euro.
- I 2,3 miliardi seguono oltre 2,2 miliardi già spesi per il taglio delle accise sui carburanti e coincidono con tagli al Fondo Nazionale Trasporti.
- La nuova direttiva UE porta i limiti a 10 μg/m³ per PM2.5 e 20 μg/m³ per NO2 entro il 2030; le associazioni chiedono la revoca della misura.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato l’abolizione del bollo auto e moto per il 2027, una misura valutata in 2,3 miliardi di euro.
La sospensione riguarda i veicoli con potenza fino a 80 kW e tutti i motocicli, con l’intenzione dichiarata di renderla strutturale nella prossima legge di bilancio.
Abolizione del bollo per veicoli fino a 80 kW
Il decreto dispone l’azzeramento del bollo per il 2027 per i veicoli con potenza fino a 80 kW e per tutti i motocicli. La norma è presentata con l’intenzione di renderla strutturale dalla legge di bilancio successiva. Le associazioni Cittadini per l’aria, Clean Cities, ISDE, Kyoto Club, Torino Respira, Legambiente, Greenpeace e WWF chiedono al Governo di ripensare e revocare la misura.
2,3 miliardi destinati anziché alla mobilità pulita
I 2,3 miliardi indicati dal Governo seguono oltre 2,2 miliardi già spesi per il taglio generalizzato delle accise sui carburanti, misura che è stata prorogata più volte. Il testo critica che quei fondi potevano finanziare il potenziamento del trasporto pubblico e delle infrastrutture ciclabili e segnala che la legge di bilancio 2025 ha tagliato ulteriormente il Fondo Nazionale Trasporti, che aveva già perso quattro miliardi in cinque anni, e ha definanziato 450 milioni di euro destinati alle metropolitane di Roma, Milano e Napoli. Secondo le organizzazioni citate, la misura è iniqua perché avvantaggia chi possiede un’automobile a scapito di chi non la possiede e rinforza la dipendenza dal mezzo privato.
Direttiva UE sui limiti di PM2.5 e NO2 in vigore dal 2030
La nuova direttiva europea abbassa il limite annuale del PM2.5 da 25 a 10 g/m e quello degli ossidi di azoto da 40 a 20 g/m. Il recepimento europeo impone azioni per rispettare i nuovi limiti entro il 2030. Il decreto italiano viene contestato perché manda un segnale opposto alla necessità di ridurre le emissioni da traffico, prima fonte di ossidi di azoto e polveri in Pianura Padana.
Impatto sulla salute: l’Italia e le morti premature
Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’Italia è il Paese dell’Unione europea con il maggior numero di morti premature attribuibili al PM2.5. I registri delle emissioni indicano che, nelle regioni della Pianura Padana, il trasporto su strada è la fonte prevalente di CO2 e di sostanze ad effetto climalterante. Le associazioni segnalano il rischio di sanzioni europee per il mancato rispetto delle norme in materia di qualità dell’aria.
Schema di decreto legislativo e clausola di invarianza finanziaria
Lo schema di decreto legislativo che recepirà la direttiva contiene una clausola di invarianza finanziaria, che esclude nuovi oneri per la finanza pubblica dall’attuazione della direttiva stessa. Il Governo ipotizza che i cambiamenti per migliorare la qualità dell’aria non richiedano investimenti aggiuntivi. Le organizzazioni elencate interpretano questa scelta come un segnale della scarsa priorità data alla tutela della salute dei cittadini.
Le stesse organizzazioni ribadiscono che il Paese ha bisogno di strutture e contributi che permettano agli italiani di spostarsi senza il mezzo privato, non di sussidi che incentivino ulteriori spostamenti inquinanti. L’abolizione del bollo, osservano, mette sullo stesso piano un’utilitaria appena immatricolata e una vettura ventennale e non premia chi già utilizza trasporto pubblico, treni, bici o cammina.