Percezione del rischio per COVID-19: risultati dello studio italiano

In breve

  • Lo studio multicentrico ha interrogato 911 cittadini adulti tramite questionario online.
  • Maggiore prossimità al pericolo, lutti e esposizione lavorativa aumentano la percezione del rischio.
  • Percezione del rischio più alta si correla a maggiore adesione ai comportamenti preventivi.

Lo studio segnala 911 cittadini come dimensione del campione e coinvolge l’Istituto Auxologico Italiano e l’Istituto Europeo di Oncologia.

Il lavoro nasce dalla collaborazione tra ricercatori di formazione medica e psicologica e mira a identificare i fattori che influenzano la percezione del rischio per COVID-19 e la relazione tra percezione e comportamento preventivo.

Studio pubblicato su Frontiers in Psychology

La ricerca è pubblicata su Frontiers in Psychology e deriva da una collaborazione multicentrica tra l’Istituto Auxologico Italiano, l’Istituto Europeo di Oncologia, l’Università degli Studi di Bergamo, l’Università degli Studi di Milano, l’Ospedale San Paolo e il Policlinico di Milano.

I ricercatori hanno interrogato 911 cittadini adulti tramite un questionario online e hanno posto due obiettivi principali: individuare i fattori, soprattutto psicologici, che influenzano la percezione del rischio e verificare se tale percezione fosse associata al grado di adesione alle misure preventive.

La dottoressa Barbara Poletti dell’Istituto Auxologico Italiano afferma: “I nostri risultati suggeriscono che la percezione del rischio per Covid-19 è un fenomeno complesso, determinato dall’interazione di molteplici fattori”.

Campione di 911 cittadini intervistati

Il campione comprende 911 cittadini adulti reclutati attraverso un questionario online; la fonte metodologica viene descritta come uno studio osservazionale e collaborativo tra le istituzioni citate.

I risultati mostrano che situazioni di maggiore prossimità al pericolo aumentano la percezione del rischio; in particolare, chi ha vissuto il lutto di amici o familiari presenta una maggiore percezione del rischio.

Inoltre, chi ha una maggiore esposizione al COVID-19 per motivi di lavoro risulta avere una percezione del rischio più elevata, fenomeno spiegato come effetto della tangibilità delle conseguenze del contagio, come sottolinea la dottoressa Sofia Tagini.

Lo studio annota anche che sentirsi ben informati su sintomi, prognosi e modalità di contagio incrementa il rischio percepito; la dottoressa Roberta Ferrucci commenta che questo risultato è particolarmente rilevante per le istituzioni chiamate a promuovere una comunicazione chiara e coerente.

Rischio percepito e adesione, commento Vincenzo Silani

I ricercatori osservano una correlazione positiva tra elevata percezione del rischio e maggiore adesione ai comportamenti preventivi; il professor Vincenzo Silani evidenzia che tale associazione ha utilità pratica per la gestione della pandemia e di eventi simili in futuro.

Il lavoro indica anche che caratteristiche individuali influenzano la percezione: persone più ansiose tendono a percepire un rischio maggiore, mentre chi adotta modalità evitanti tende a percepire un rischio minore, come spiegato dalla professoressa Gabriella Pravettoni.

Lo studio riporta che una percezione della salute come dipendente da fattori esterni, fuori dal controllo personale, si associa a una maggiore sensazione di rischio; al contrario, una personalità aperta, creativa e intellettuale contribuisce a diminuire il rischio percepito, ipotizzando che la creatività faciliti la definizione di molteplici vie d’uscita e scenari più ottimistici.

Contatti forniti nello studio includono gli indirizzi email e i recapiti telefonici dei ricercatori: Gabriella Pravettoni gabriella. pravettoni@ieo. it e GABRIELLA. PRAVETTONI@UNIMI. IT, numeri 0250312240 e 0257489207; Roberta Ferrucci ROBERTA. FERRUCCI@UNIMI. IT numero 0255033621; Vincenzo Silani VINCENZO. SILANI@UNIMI. IT e vincenzo@silani. com numero 02619112937.

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