In breve
- Lo studio IZSVe (RC 12/19) ha analizzato 646 animali tra maggio 2021 e settembre 2022 in sette province del Nord-Est.
- Prevalenze significative: Leishmania nei cani 25% (cut-off >=1:40), Leptospira 44,3% nei cani, Bartonella henselae 70% nei gatti.
- Raccomandate azioni One Health: sorveglianza rafforzata, formazione operatori, protocolli e comunicazione del rischio.
Lo studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, progetto RC 12/19, ha analizzato la situazione sanitaria di 646 animali ospitati in rifugi e colonie felini nel Nord-Est tra maggio 2021 e settembre 2022.
La ricerca ha utilizzato tecniche sierologiche, molecolari e microbiologiche e ha coinvolto 389 gatti e 257 cani provenienti da rifugi pubblici e colonie nelle province di Padova, Venezia, Rovigo, Vicenza, Verona, Trento e Bolzano.
Campionamento 389 gatti e 257 cani
I campioni sono stati raccolti nel contesto del monitoraggio di routine e ripartiti per specie, sesso e classi di età. Al momento del prelievo la maggioranza degli animali era asintomatica: 87,9% dei cani e 84,6% dei gatti non presentava segni clinici. Le patologie complesse o multiple erano presenti nello 1,2% dei cani e nel 2,1% dei gatti.
Prevalenza: Leishmania 25% e Leptospira 44,3%
I risultati sierologici per Leishmania infantum nei cani indicano una prevalenza del 25% usando cut-off >=1:40 e del 3,89% con cut-off >=1:160. La sieroprevalenza per Leptospira spp. nei cani è risultata del 44,3%. Nei gatti è stata rilevata una sieropositività a Bartonella henselae pari al 70%, in linea con studi precedenti.
Lo studio ha inoltre ricercato un ampio spettro di agenti: Leptospira spp., Brucella canis, Leishmania infantum, dermatofiti, parassiti gastrointestinali, batteri resistenti agli antimicrobici, Capnocytophaga spp., Bartonella spp., Norovirus, Rotavirus A, Cowpox virus, Mammalian Orthoreovirus, virus dell’Epatite E, SARS-CoV-2 e virus dell’Influenza A.
Per Mammalian Orthoreovirus è stata riscontrata una prevalenza del 2,83% nei gatti e del 0,38% nei cani; i campioni positivi nei gatti provenivano dalla stessa colonia e sono stati raccolti in un’unica sessione, suggerendo un focolaio a grappolo.
Capnocytophaga spp. è stata rilevata con una prevalenza particolarmente alta: 82,5% nei cani e 64,8% nei gatti. Gli autori osservano però che, a causa dei limiti diagnostici e della scarsità di conoscenze sulla patogenicità, non è possibile stabilire un protocollo di screening in grado di distinguere i sierotipi più pericolosi.
One Health: monitoraggio, formazione e comunicazione
Le ricercatrici dell’IZSVe, con la direzione di Alda Natale della SCT3 Padova, Vicenza e Rovigo, sottolineano l’assenza di piani di sorveglianza strutturati per i rifugi, nonostante i controlli dei servizi veterinari. Segnalano inoltre che la gestione quotidiana coinvolge spesso personale volontario non adeguatamente formato, aumentando il rischio di esposizione e la probabilità di diffusione inconsapevole delle infezioni.
Per ridurre il rischio zoonotico lo studio propone misure operative: rafforzare il monitoraggio e dare priorità ai patogeni zoonotici; implementare e aggiornare i programmi di sorveglianza; definire corsi di formazione specifici per gli operatori con linee guida e protocolli operativi armonizzati. Si raccomanda anche la definizione di programmi di comunicazione del rischio e l’integrazione degli aspetti sanitari con quelli gestionali ed etologico-comportamentali.
Le autrici invitano alla collaborazione tra IZSVe, ASL, operatori sanitari delle strutture e associazioni di volontariato per sviluppare un approccio condiviso e ridurre l’esposizione di operatori e cittadini ai patogeni rilevati.