In breve
- Il Rapporto 2024 documenta 1.249 vicende di sfruttamento, 415 in più rispetto al rapporto precedente.
- L’agricoltura conta 589 casi e il 62% dei casi si trova nel Mezzogiorno, con 118 casi al Centro e 104 al Nord.
- Il libro di Antonello Mangano ricostruisce le vite di vittime note come Masslo, Siddique, Sacko, Moses e Paola Clemente.
Il Rapporto sullo sfruttamento lavorativo e sulla protezione delle vittime segnala 1.249 vicende intercettate al termine del 2024.
Il rapporto è curato dal Laboratorio L’Altro Diritto insieme a FLAI-CGIL e all’Osservatorio Placido Rizzotto.
Rapporto 2024: 1.249 vicende censite
Alla fine del 2024 il laboratorio aveva rilevato 1.249 vicende di sfruttamento, contro le 834 censite nel rapporto precedente; la differenza è di 415 casi, un incremento vicino al 50%.
Del totale, 167 vicende riguardano il solo 2024, mentre altre 248 sono fatti di anni precedenti emersi successivamente tramite comunicazioni delle Procure.
Gli autori chiariscono che l’aumento non implica necessariamente un aumento reale dello sfruttamento del 50%, ma segnala un aumento dei casi conosciuti, anche per il maggior numero di Procure coinvolte, e un ritardo nell’emersione dei fenomeni.
Agricoltura: 589 casi e distribuzione geografica
Dei 1.249 casi censiti, 589 riguardano il settore agricolo; considerando i 983 casi con settore produttivo noto, sei inchieste su dieci riguardano i campi.
Rispetto al rapporto precedente i casi agricoli sono aumentati di 157 unità.
La concentrazione geografica indica che il 62% dei casi è nel Mezzogiorno, ma risultano indagini anche nel Centro con 118 casi e nel Nord con 104 casi.
Nel 2024 soltanto il 29% delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti ha denunciato la propria condizione; il restante 71% è emerso tramite controlli, indagini, incidenti o altri percorsi.
La Spoon River dei braccianti: storie nominate
Antonello Mangano, nel libro La Spoon River dei braccianti, pubblicato da Meltemi, ricostruisce le vite di persone morte dentro e intorno al sistema dello sfruttamento.
Tra i nomi ricostruiti ci sono Jerry Essan Masslo, morto nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1989 a Villa Literno, Adnan Siddique, ucciso nel giugno 2020 con ventisei coltellate, e Soumaila Sacko, colpito alla testa nel giugno 2018 vicino a San Ferdinando.
Vengono raccontate anche le vicende di Becky Moses, arrivata nel 2014 e morta nell’incendio della baracca nel gennaio 2018, e di Paola Clemente, bracciante italiana morta il 13 luglio 2015 ad Andria.
Mangano non si limita a documentare le circostanze della morte, ma ricostruisce ci che c’era prima: relazioni di lavoro, condizioni abitative, percorsi migratori, e il ruolo di datori, caporali, amministrazioni, proprietari e forze dell’ordine.
Il libro sottolinea che il caporalato è solo una parte di un problema più ampio: filiere commerciali, grande distribuzione, politiche migratorie e il prezzo imposto ai produttori contribuiscono a comprimere il costo del lavoro.
La seconda parte del volume assume un taglio saggistico, collegando quasi quarant’anni di cronaca, dall’omicidio di Masslo del 1989 ai casi recenti, e osserva come ogni incendio o omicidio venga spesso trattato come una nuova emergenza senza interventi strutturali.
Le persone narrate non erano invisibili: erano riconoscibili dai datori di lavoro, dai caporali, dalle amministrazioni, dai proprietari degli immobili, dai sindacati, dalle associazioni e dagli abitanti dei territori; definirle invisibili rischia di assolvere responsabilità collettive.